Da lastampa.it
(30/06/08)
Interessa a qualcuno l’agonia della nona città d’Italia? Catania è lontana, Catania è alle porte dell’Africa, Catania non è più la piccola patria di Verga e di Ettore Majorana, però potrebbe essere per molti comuni l’anticipazione di un prossimo futuro. A Catania interi quartieri restano la sera al buio perché il debito del Comune nei confronti dell’Enel è diventato una cifra impagabile. Da settimane le luci sono spente pure a piazza Esposizione, dove sorgono il palazzo di giustizia e il principale albergo cittadino. Forse a causa della mancanza di fondi, i vigili urbani sono quasi spariti dalla vista: di conseguenza i centauri hanno ripreso l’abitudine di guidare senza casco; gli automobilisti, nella caccia ai pochi spazi lasciati liberi dalla società che ha in appalto le strisce blu e le strisce gialle, parcheggiano anche in terza fila; i marciapiedi vengono adibiti a posteggio di ogni veicolo. Al calar delle tenebre la sensazione di abbandono stringe il cuore: le vie dei quartieri più antichi sono occupate dai bracieri e dalle graticole dei venditori di carne di cavallo: trionfa la tradizione millenaria dell’«arrusti e mangia», però il fumo rende l’aria irrespirabile, annebbia la vista e infastidisce gli abitanti dei palazzi prospicienti. I cumuli di spazzatura hanno raggiunto livelli napoletani, ma in assenza di riprese televisive l’emergenza non esiste. Le vecchie e famose strade attorno a piazza Duomo ospitano bivacchi multirazziali nell’indifferenza di quanti dovrebbero preoccuparsene. Usare la bicicletta e a volte persino i motorini rappresenta una sfida al destino: l’asfalto è un susseguirsi di buche e di dossi. L’ex sindaco Scapagnini aveva inventato la macchina tappabuchi, un furgoncino con il bitume da applicare per rattoppi alla buona, che al massimo resistevano quarantott’ore: adesso, oltre all’inventore, è sparita financo l’invenzione. Eppure Catania è la città di Lombardo, molto attento a presentarsi come l’uomo forte della Sicilia, oltre che il governatore della regione (nella realtà è il vice del viceré, Cuffaro). Lombardo è stato l’azionista di maggioranza delle due giunte rette da Scapagnini, il peggior sindaco dai tempi di Ulisse e Polifemo, un napoletano furbo e seducente, capace d’irretire persino i catanesi, intimamente convinti di essere gli sperti e malandrini per eccellenza. La sua fortuna politica deriva dall’abilità di alchimista: prima del viagra preparava pozioni magiche per Berlusconi e la sua cerchia di sessantenni in tiro. Così Scapagnini conquistò la stima e la fiducia del Cavaliere impettito. Catania gli si è data con voluttà ricevendo in cambio una tale valanga di annunci e di promesse al cui confronto Mosè che apriva il Mar Rosso sembrava un dilettante allo sbaraglio. Purtroppo i risultati sono stati scarsi assai con l’aggiunta del triste primato della ragazza annegata per strada sotto un acquazzone, quando le vie si trasformano in torrenti impazziti. Malgrado i poteri e le centinaia di milioni di euro riversati dal governo su Scapagnini fra il 2003 e il 2007, le casse comunali sono sprofondate in una voragine di debiti: 700 milioni di euro secondo gli ottimisti, oltre un miliardo secondo i pessimisti. Le responsabilità del centrodestra sono dunque enormi, ma quelle del centrosinistra non sono inferiori. L’opposizione è sparita, s’intravede solo in qualche spartizione di seggiolini. Alle elezioni nazionali Veltroni pensò bene di presentare una serie di sconosciuti paracadutati da ogni regione d’Italia; alle elezioni regionali la Finocchiaro è scappata il giorno dopo la più dura batosta di sempre. Non è un caso che alle comunali di giugno Bianco e Fava, campioni del centrosinistra e della sinistra, si siano dovuti accontentare delle briciole. Oltre alla propria insussistenza, i due malcapitati hanno pagato il masochismo degli elettori sublimatosi nella scelta, quale sindaco, di un intimo di Lombardo, l’avvocato Stancanelli, mirabile esempio di eclettismo politico: senatore del Popolo delle Libertà in quota An, è stato imposto al suo stesso partito dal potente principale. Stancanelli simboleggia l’espressione più compiuta della micidiale rete tessuta dal malinconico «ammazzapatri» - nomignolo che Lombardo divide con i concittadini di Grammichele - avanti di dedicarsi alle patetiche sparate contro Garibaldi, i Mille, l’Unità d’Italia. Nella prima intervista al quotidiano locale, La Sicilia, Stancanelli ha annunciato che la città è sull’orlo del disastro, ma non ha indicato i colpevoli. Ovviamente si riferiva a Garibaldi, ai Mille, all’Unità d’Italia. (Alfio Caruso)
We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile.
sabato 30 agosto 2008
domenica 17 agosto 2008
Rain and Tears.
Rain and tears, are the same
but in the sun
you've got to play the game
When you cry
in winter time
you can pretend
it's nothing but the rain
How many times I've seen
tears coming from your blue eyes
Rain and tears, are the same
but in the sun
you've got to play the game
Give me an answer of love
(o----ooohhh)
I need an answer of love
(o----ooohhh)
Rain and tears, in the sun
But in your heart
you feel the rainbow waves
Rain and tears
both I shun
for in my heart there 'll never be a sun
Rain and tears, are the same
but in the sun
you've got to play the game
Game ....
sabato 16 agosto 2008
Catania sull'orlo del crac.
CATANIA - L'ultima minaccia è arrivata la mattina del 14 luglio. Un foglio bianco nella buca delle lettere: "Non rompere più la minchia". Un mese dopo, il 10 agosto, gli hanno tolto la scorta. "Non sussistono più ragioni di pericolo", recita l'asciutto dispaccio della Prefettura. Orazio Licandro, 46 anni, è un uomo solo.
È l'ultima conseguenza del pauroso crac che sta mettendo in ginocchio Catania, la nona città d'Italia. "Me ne andrò da qui", annuncia in un bar di corso Sicilia, tra frastuoni di ambulanze e zingarelli che reclamano l'elemosina. "Non lo faccio solo per me: lo faccio soprattutto per i miei figli, che hanno 7 e 4 anni.
Questa è la città con il più alto tasso d'illegalità d'Europa. E noi della sinistra siamo disarmati, anche per colpe nostre beninteso". Probabilmente non esagera in pessimismo: "Nuatri semu catanisi e i cristiani s'ana spagnari", motteggia un barista di via Etnea. "Noi siamo catanesi e la gente deve avere paura di noi".
E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni. E' stato Licandro, ex parlamentare del Pdci, a far esplodere il caso, invocando accertamenti patrimoniali non solo nei confronti dell'ex sindaco Umberto Scapagnini - al potere dal 2000 al 2008 - ma anche della burocrazia comunale. "A tutt'oggi non sappiamo dov'è stata inghiottita questa gigantesca montagna di denaro".
La Procura a luglio ha spedito 40 avvisi di garanzia. Come si vive in una città sull'orlo della bancarotta? Mute di cani randagi scodinzolano la sera per via Umberto, di fronte alla storica villa dedicata al Bellini, chiusa da aprile. Tornare a casa dopo il cinema mette paura. Nella vicina via Pacini, dove abita il governatore Raffaele Lombardo, non ci sono cassonetti per depositare la spazzatura e i sacchetti di plastica si ammucchiano come piramidi davanti ai portoni, e spesso prima dei netturbini arrivano i bastardini a squarciarne i resti.
Non a caso: gli spazzini percepiscono gli stipendi a singhiozzo e rovesciano la loro rabbia svuotando periodicamente i contenitori davanti al municipio. Da settembre incerti gli stipendi dei dipendenti comunali. Le scuole rischiano lo sfratto. A San Cristoforo, ventre popolare, dove la "dispersione" sfiora il 20 per cento, le suore Orsoline sono stufe di aspettare i 150 mila euro di affitti arretrati promessi più volte per la media Doria: lo sfratto, rinviato più volte, sembra imminente.
Novecento milioni di debiti ha il Comune, 16 milioni li deve alla società che gestisce l'illuminazione pubblica, e tratti del centro storico sono al buio, da mesi. In via dei Corridoni, di fronte alla casa del "viceré" Lombardo, l'illuminazione è data dalle insegne dello storico cinema Odeon. I fornitori sono inferociti: aspettano 140 milioni. Le cooperative sociali non pagano gli stipendi da mesi. Perfino le edicole non forniscono più i giornali. Le librerie non accettano i buoni libri. Senza benzina i vigili. Uno scooterista alle 8 del mattino sfreccia per piazza Duomo, è senza casco (a Catania s'usa così), il vigile lo chiama, pensi che gli faccia la multa, invece discutono di una faccenda privata, poi il motociclista si congeda impunito: "Salutammu".
L'economia langue. Ikea doveva aprire uno stabilimento nella zona industriale, centinaia di assunzioni in cantiere: hanno rinunciato. Forse apriranno a Palermo. Licandro, che insegna diritto romano a Catanzaro, medita di andare a vivere a Roma. "Cosa potranno fare qua i mie figli, una volta terminati gli studi? Bussare alle porte della segreteria di un politico. Questa città non ha futuro". Un milione di abitanti ha Catania (paesi satelliti compresi). Una vitalità prepotente: piena di teatri, cinema, anche rockstar (Consoli, Trovato, Battiato, Venuti).
I catanesi, pur votandolo in massa, l'avevano capito subito di che pasta era fatto Scapagnini, ribattezzato "Champagnini". Il paradosso è che alle ultime comunali otto su dieci hanno votato per il Pdl. Tutto è lento: c'hanno messo 45 giorni per la proclamazione degli eletti, 58 giorni per l'insediamento del consiglio comunale. Come assessore al Bilancio è stato nominato l'ex presidente della commissione bilancio Gaetano Riva, commercialista: "Catania, come Roma, si merita un impegno governativo", dice. Il sindaco Raffaele Stancanelli (An), intanto ha speso 300 mila euro - presi da chissà dove - per due stabilimenti balneari sulla spiaggia di piazza Europa. Li hanno subito sequestrati. Erano abusivi.
(15 agosto 2008)
È l'ultima conseguenza del pauroso crac che sta mettendo in ginocchio Catania, la nona città d'Italia. "Me ne andrò da qui", annuncia in un bar di corso Sicilia, tra frastuoni di ambulanze e zingarelli che reclamano l'elemosina. "Non lo faccio solo per me: lo faccio soprattutto per i miei figli, che hanno 7 e 4 anni.
Questa è la città con il più alto tasso d'illegalità d'Europa. E noi della sinistra siamo disarmati, anche per colpe nostre beninteso". Probabilmente non esagera in pessimismo: "Nuatri semu catanisi e i cristiani s'ana spagnari", motteggia un barista di via Etnea. "Noi siamo catanesi e la gente deve avere paura di noi".
E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni. E' stato Licandro, ex parlamentare del Pdci, a far esplodere il caso, invocando accertamenti patrimoniali non solo nei confronti dell'ex sindaco Umberto Scapagnini - al potere dal 2000 al 2008 - ma anche della burocrazia comunale. "A tutt'oggi non sappiamo dov'è stata inghiottita questa gigantesca montagna di denaro".
La Procura a luglio ha spedito 40 avvisi di garanzia. Come si vive in una città sull'orlo della bancarotta? Mute di cani randagi scodinzolano la sera per via Umberto, di fronte alla storica villa dedicata al Bellini, chiusa da aprile. Tornare a casa dopo il cinema mette paura. Nella vicina via Pacini, dove abita il governatore Raffaele Lombardo, non ci sono cassonetti per depositare la spazzatura e i sacchetti di plastica si ammucchiano come piramidi davanti ai portoni, e spesso prima dei netturbini arrivano i bastardini a squarciarne i resti.
Non a caso: gli spazzini percepiscono gli stipendi a singhiozzo e rovesciano la loro rabbia svuotando periodicamente i contenitori davanti al municipio. Da settembre incerti gli stipendi dei dipendenti comunali. Le scuole rischiano lo sfratto. A San Cristoforo, ventre popolare, dove la "dispersione" sfiora il 20 per cento, le suore Orsoline sono stufe di aspettare i 150 mila euro di affitti arretrati promessi più volte per la media Doria: lo sfratto, rinviato più volte, sembra imminente.
Novecento milioni di debiti ha il Comune, 16 milioni li deve alla società che gestisce l'illuminazione pubblica, e tratti del centro storico sono al buio, da mesi. In via dei Corridoni, di fronte alla casa del "viceré" Lombardo, l'illuminazione è data dalle insegne dello storico cinema Odeon. I fornitori sono inferociti: aspettano 140 milioni. Le cooperative sociali non pagano gli stipendi da mesi. Perfino le edicole non forniscono più i giornali. Le librerie non accettano i buoni libri. Senza benzina i vigili. Uno scooterista alle 8 del mattino sfreccia per piazza Duomo, è senza casco (a Catania s'usa così), il vigile lo chiama, pensi che gli faccia la multa, invece discutono di una faccenda privata, poi il motociclista si congeda impunito: "Salutammu".
L'economia langue. Ikea doveva aprire uno stabilimento nella zona industriale, centinaia di assunzioni in cantiere: hanno rinunciato. Forse apriranno a Palermo. Licandro, che insegna diritto romano a Catanzaro, medita di andare a vivere a Roma. "Cosa potranno fare qua i mie figli, una volta terminati gli studi? Bussare alle porte della segreteria di un politico. Questa città non ha futuro". Un milione di abitanti ha Catania (paesi satelliti compresi). Una vitalità prepotente: piena di teatri, cinema, anche rockstar (Consoli, Trovato, Battiato, Venuti).
I catanesi, pur votandolo in massa, l'avevano capito subito di che pasta era fatto Scapagnini, ribattezzato "Champagnini". Il paradosso è che alle ultime comunali otto su dieci hanno votato per il Pdl. Tutto è lento: c'hanno messo 45 giorni per la proclamazione degli eletti, 58 giorni per l'insediamento del consiglio comunale. Come assessore al Bilancio è stato nominato l'ex presidente della commissione bilancio Gaetano Riva, commercialista: "Catania, come Roma, si merita un impegno governativo", dice. Il sindaco Raffaele Stancanelli (An), intanto ha speso 300 mila euro - presi da chissà dove - per due stabilimenti balneari sulla spiaggia di piazza Europa. Li hanno subito sequestrati. Erano abusivi.
(15 agosto 2008)
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