We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile.

lunedì 24 novembre 2008

Marco Travaglio - Passaparola - D'Alema, il piu' uguale degli altri - 24/11/08

Chi erano davvero i Viceré di De Roberto.

Nella primavera del 1898 Anna Kuliscioff scriveva all'amato Turati: «… in tre ore con la sapiente guida del viceré abbiamo visto tutta Catania… I baroni e i principi lo ossequiano, i facchini del porto lo abbracciano, i lavoratori delle zolfare si rivolgono a lui come il Redentore, le ragazze allegre lo festeggiano al suo passaggio». L’oggetto di un simile culto della personalità era il trentanovenne Giuseppe De Felice Giuffrida, fondatore cinque anni prima dei Fasci siciliani, sfidante di Crispi e ormai insediato nel grande campo socialista. La Kuliscioff era venuta a rendergli omaggio a nome dei maggiorenti dopo la sfolgorante elezione del ’96 allorché De Felice, grazie anche alla recente scarcerazione (aveva scontato due anni anziché i diciotto comminati per aver animato le violente proteste dei servi della gleba nell’isola), aveva ricevuto un subisso di voti. Per tutti era stata la conferma che lui era davvero il viceré, come gli amici e gli estimatori l'avevano soprannominato al suo apparire nell'agone politico. Di conseguenza la città aveva sghignazzato alla pubblicazione nel 1894 de I viceré, il romanzo di un timido e affascinante ragazzo napoletano - giunto a Catania nel 1870, al seguito della madre fresca vedova - sul quale però la critica nazionale aveva quasi sorvolato.

Dal cantuccio della sua modesta abitazione Federico De Roberto aveva per anni e anni spiato con occhi avidi l’ambiente che lo circondava. La sensibilità e l'intelligenza gli avevano permesso di capire quanto gli altri neppure immaginavano. Nel microcosmo catanese aveva letto ogni male presente e futuro dell’Italia appena costituita e già attraversata dagli scandali. De Roberto si era poi trasferito a Milano nella scia del catanese più illustre, Giovanni Verga; era entrato nei cenacoli dove secondo lui si creava la cultura italiana; con grande speranza aveva pubblicato il romanzo di un’epoca. Le vendite erano andate male un po’ ovunque, tranne che a Catania.

I suoi concittadini d’adozione, infatti, vi avevano trovato un ritratto spietato della propria realtà, ma si erano consolati con la micidiale rappresentazione della famiglia più potente del momento, i marchesi di San Giuliano, raffigurati negli Uzeda, espressione dell’antichissimo casato dei Paterno Castello risalente addirittura a Ruggero d'Altavilla. Nella contaminazione De Roberto si era spinto ancora più lontano: aveva conferito all'erede designato, Antonino di San Giuliano, cioè Consalvo, l’opportunismo, la simpatia, la spregiudicatezza di colui che l’aveva spodestato dal trono cittadino, Giuseppe De Felice Giuffrida. Benché entrambi massoni e miscredenti, incarnavano l’uno la certezza dei notabili che l’Italia sarebbe stata cosa loro, l’altro la speranza dei braccianti e degli zolfatari che la schiavitù prima o poi sarebbe terminata. Dopo tre anni da sindaco (1879-1882) il marchese di San Giuliano, sposato naturalmente con una devotissima seguace di Maria Ausiliatrice, aveva puntato sul parlamento di Roma conservando però un ferreo controllo sulle vicende locali finché non aveva dovuto misurarsi con De Felice. Il campione degli ultimi aveva mostrato di sapersi adattare ai colpi bassi della politica. Pur in assenza di televisione, marketing e pubblicità aveva creato i Fasci siciliani con la stessa velocità e bravura con cui un secolo più tardi Berlusconi avrebbe creato Forza Italia. Malgrado il lungo periodo trascorso in galera, De Felice nel ’96 ebbe la capacità d'imporre a San Giuliano un patto elettorale di desistenza: si sarebbero presentati in collegi differenti per non farsi la guerra. San Giuliano accettò, ma in extremis De Felice gli piazzò un candidato che lo fece penare. Vinto con uno scarto minimo, il marchesino fu tra coloro che dietro le quinte si mossero, invano, per far annullare l'elezione di De Felice.

L’esperienza, comunque, indusse San Giuliano ad abbandonare del tutto Catania e la Sicilia: le definì un guscio d'ostriche senza luce d'intelletto. Alla madre e alla moglie, ancorate ai riti cittadini, disse che sotto l’Etna si sentiva soffocare, che per star bene aveva bisogno di respirare l’aria dell'Europa. La sua partenza coincise con il rientro di De Roberto, deluso viceversa dall’aria milanese e così affranto dall’esito del romanzo da accettare un oscuro impiego da bibliotecario. A spassarsela restava De Felice ormai conclamato nel proprio ruolo di viceré e senza più avversari. La Kuliscioff ne rimase talmente impressionata da scrivere che racchiudeva le qualità e i difetti dell'intero Meridione, che nella sua persona si alternavano il bello e il brutto di ogni individuo. Tra vitalismo e corruzione, tra soperchierie e populismo la Catania di De Felice (ne fu sindaco dal 1902 al 1914), s’ingrandì, si abbellì, incominciò ad accarezzare sogni che non le competevano. Se De Roberto non fosse stato tanto deluso dalla vita e dalla letteratura avrebbe avuto materiale incandescente per raccontare il seguito di Consalvo Uzeda e dei suoi eredi che si affacciavano al Ventesimo Secolo.

A Catania non tornava più nemmeno San Giuliano. Dal 1905 aveva finalmente avviato la carriera di ambasciatore, da Parigi a Londra, culminata nel 1910 con la nomina a ministro degli Esteri. Durante il periodo londinese era esplosa la sua passione per lo stile britannico. Edoardo VII l’aveva ricambiato inducendo l'università di Oxford a nominarlo «ex antiquissima stirpe nortmannica oriundus». Tuttavia, da ministro degli Esteri, San Giuliano non aveva avuto esitazione a confermare la fedeltà dell'Italia all'alleanza con Austria e Germania e se la morte improvvisa non l’avesse tolto di mezzo nel 1914 difficilmente Vittorio Emanuele III, che lo giudicava il miglior politico del Regno, avrebbe accettato di passare nel campo franco-inglese. In seguito il Caso si sarebbe preso le sue rivincite: l'unico nipote e omonimo di colui che mai fu il viceré sarebbe stato l'ultimo podestà e il primo sindaco nella Catania liberata o conquistata dall’8ª armata di Montgomery. Il pomeriggio del 5 agosto, appena entrati nella città devastata dai bombardamenti, i più importanti ufficiali britannici vennero ricevuti nella splendida villa dei San Giuliano davanti al mare di Ognina. L’ex podestà esibiva un impeccabile abito confezionato a Piccadilly Circus. Davanti alle tazze da tè accompagnate dai pasticcini sfornati dalla cuoca di casa, gli ospiti discussero sui proclami del colonnello Stevens diffusi da Radio Londra. La settimana seguente, invitato presso il comando dei vecchi amici, il marchese di San Giuliano scoprì che la giunonica signora inglese istitutrice dal 1940 dei propri figli era un ufficiale dell'Intelligence Service. Ma questa è un'altra storia…

Alfio Caruso

Anche la domenica...

Ho aggiornato la grafica del blog,mi andava un pò di colore,fino a quando non mi sono reso conto che era azzurro,ma si può discriminare un colore,perchè un cretino lo usa per la sua becera propaganda,no tutto sommato no.

E veniamo alle perle della domenica.

Primo posto:
Lui il Premier degli italiani,con una dichiarazione che esprime tutto il suo essere:
"Dobbiamo fare leva sui consumatori, perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme. Le imprese si reggono sui consumi. Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia"
E ancora:
"Aggiungere il peso del piano di riduzione delle emissioni di anidride carbonica sarebbe donchisciottesco ed esagerato per la nostra economia in questo momento di crisi"

Che dire,è cosi bello che mi sento in colpa ad aggiungere qualcosa,ma lo devo fare,
la tesi del Premier il consumatore animato da speranza e fiducia ma non di DENARO continua a consumare... come?
O vende speranza al negoziante,cosa un pò difficile,oppure si carica di debiti per roba fondamentalmente inutile,e i debiti come gli americani ci insegnano,in questo periodo,possono portare guai.
E' un cretino.

Secondo posto:
"Una troupe del Tg1 è stata minacciata questa mattina da alcune persone durante la realizzazione di un servizio televisivo nel quartiere del Trullo, a Roma, dove nei giorni scorsi è stata sgominata una gang di giovanissimi arrestati per rapina, lesioni, minaccia in concorso e con l’aggravante di avere commesso il fatto per finalità di discriminazione e odio razziale.
Durante le riprese, dopo aver realizzato alcune interviste, il cameraman e la giornalista del Tg1 sono stati bloccati da alcune persone che hanno loro impedito, fisicamente e poi minacciandoli verbalmente, di realizzare il servizio. La troupe, come di evince dalle immagini mandate in onda durante il telegiornale, ha dovuto lasciare il campo scortata dai carabinieri."


Alemanno sindaco di Roma,Berlusconi Premier,gli editti bulgari dello scorso governo,e un altra intimidazione neo-fascista verso il servizio pubblico,da sottolineare le affermazioni del Premier,sugli attacchi politici della maggior parte delle trasmissioni di approfondimento politico del servizio pubblico.
E' dittatura? Il sondaggio è sempre a disposizione...

Terzo posto:
"Come possiamo crepare in fabbrica se ci ammazzate prima? Ciao Vito"

Striscione presente davanti alla scuola Darwin di Torino,dove un crollo ha causato la morte di un ragazzo e il ferimento di altri,questa è la scuola italiana,sotto tutti gli aspetti fatiscente.

sabato 22 novembre 2008

Sandro Curzi



Resistente a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Alessandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni '90. Il suo impegno politico si e' svolto all'interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull'Unità "clandestina" per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci 'Gioventu' nuovà, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.

Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale 'Pattuglia' insieme a Gillo Pontecorvo e, nel '49, a la 'Repubblica d' Italià fino a diventare capo redattore di 'Gioventu' nuovà, diretta da Enrico Berlinguer. Inviato nel '51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell'alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel '56 fonda 'Nuova generazioné e nel '59 passa all'Unità, organo del Pci per il quale l'anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell'indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell'Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio 'Oggi in Italia' che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani.

La stagione più calda, quella del '68 e poi dell'autunno del '69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni '70, Curzi la seguì da vice direttore di 'Paese Sera'. Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l'assunzione di giornalisti di 'chiara fama' disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, da' vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste 'scopre' Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma 'Samarcanda'.

Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando a quel telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, 'Telekabul' (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco piu' di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.

Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro 'Giu' le mani dalla Tv' (Sperling e Kupfer) e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell'allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione. Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si é spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.

Tra le sue esperienze va ricordata nel '94 la pubblicazione del libro 'Il compagno scomodò (Mondadori) e nel '95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo 'La riserva indianà col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone 'Troppo sole'. Era sposato dal 1954 con Bruna Bellonzi, anch'essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell'ANSA.

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''Sandro Curzi ci ha lasciati. Veniva dalla Resistenza. E' stato un comunista romano e in questo mondo, grande e popolare, ha vissuto intensamente. Questo mondo ha interpretato con una scelta di vita con la quale ha attraversato, da protagonista, il lungo e tormentato dopoguerra italiano. E' stato un uomo di parte, un partigiano aperto al mondo e agli altri, curioso anche degli avversari''.

Lo afferma l'ex leader di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti nel messaggio inviato alla famiglia di Sandro Cirzi.

''E' stato un giornalista militante di lungo corso, ha attraversato esperienze vissute come tappe di un percorso aperto al futuro. Noi -prosegue Bertinotti- lo ricordiamo per vicinanza particolare come direttore della nostra 'Liberazione', ma il paese lo ricordera' come servitore leale e coraggioso del servizio pubblico radiotelevisivo per il quale ha lavorato con la passione e l'intensita' di sempre fino all'ultimo giorno.

Lo abbiamo sentito sempre vicino, gli abbiamo voluto bene.

Sandro Curzi ha combattuto la giusta battaglia, ora che la sua affascinante storia e' conclusa, gli sia lieve la terra.

A te Bruna, sua compagna di vita, alla sua cara Candida, un abbraccio forte dell'amico Fausto Bertinotti''.

giovedì 20 novembre 2008

La 'protesta' di Forza Nuova Sicilia: bambole e sangue ai giornali.

Ci sono tanti modi per esprimere un dissenso, e ci sono tanti argomenti per i quali una coscienza può accendersi e protestare. C'è chi scende in piazza pacificamente, con striscioni e cori per rivendicare il diritto all'istruzione, e c'è chi organizza manifestazioni per il diritto al lavoro e a uno stipendio sicuro. E poi c'è Forza Nuova, che dalla Sicilia lancia anatemi contro l'aborto e per farsi sentire, e vedere, invia alle redazioni delle principali testate giornalistiche dell'isola pacchi contententi non pensieri, non parole, ma bambole insaguinate: pupazzi avvolti da interiora di animali anziché dalla bambagia, e accomapagnati da un volantino: «Basta con la 194! Un affronto alle leggi di Dio e della natura». Non è la scena di un film di qualche epigono di Dario Argento: è accaduto davvero, nelle redazioni siciliane di Adnkronos, Ansa, La Sicilia, La Repubblica.

La "protesta" è stata subito rivendicata dagli esponenti della sigla di estrema destra, anzi dal coordinatore regionale di Forza Nuova in persona, Giuseppe Provenzale, che alla stampa ha provato a spiegare i motivi della «iniziativa choc» contro la legge sull'aborto, definita come «principale causa di un genocidio legalizzato». «La 194 va rivista, è una legge vecchia e superata dalla storia e dalla scienza. Non a caso, il 90 per cento dei medici sono obiettori». Nelle scatole della campagna fascista, sulla quale la Procura ha subito aperto un'inchiesta, le bambole sporche di sangue e interiora di animale erano chiuse in un sacchetto trasparente del tipo usato per congelare gli alimenti. Il volantino trovato dentro, protetto da un cellophane, era simile a quello distribuito nei giorni scorsi davanti agli ospedali di alcune città.

All'iniziativa di Forza Nuova è seguita l'immediata condanna politica, anche dalla destra di governo. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è trattato di una «inquietante forma di violenza derivante da un fanatismo che desta allarme nelle istituzioni». Allerta, preoccupazione e condanna unanime da parte del Partito Democratico. Il segretario del Pd, Walter Veltroni parla di azione «vile e inquietante», di una campagna «macabra e minacciosa». Per il capogruppo dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro si tratta di «un'intolleranza che nulla ha a che vedere con la nostra democrazia». E «appassionata solidarietà» ai cronisti dei giornali e delle agenzie di stampa siciliane è stata espressa da Ricardo Frando Levi, portavoce del Governo ombra, e dal responsabile della comunicazione del Pd, paolo Gentiloni, che ha definito l'iniziativa di Fn «un atto barbaro e incivile che dimostra, ancora una volta, l'intolleranza violenta di un estremismo che non si preoccupa minimamente delle conseguenze di gesti orribili e vili».

Agli atti intimidatori di Forza Nuova i giornalisti siciliani sono ormai abituati. A Palermo, l'estrema destra si era già fatta sentire un paio di anni fa, con i picchetti davanti alle redazioni dei giornali in segno di protesta contro i cronisti, colpevoli, secondo Fn, di dare scarsa visibilità al movimento. (l'Unità)

martedì 18 novembre 2008

Orrore in Danimarca.

"Quando i delfini balena si avvicinano alle isole Far Oer della Danimarca è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.
I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell'uomo. E' il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l'acqua è poco profonda.
Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L'acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare.
Il delfino balena è una specie protetta e non si conosce il numero di esemplari ancora esistente.
Invito i lettori del blog a non recarsi in vacanza nelle isole Far Oer o a comprare prodotti danesi fino a quando questo ignobille massacro durerà.
Inviate una mail alla regina di Danimarca per chiederle di intervenire e promuovete questa iniziativa sul vostro blog."(fonte italiana , fonte straniera)

Mi vergogno di appartenere al genere umano,se mai ci venisse presentato il conto di tutto quello fatto agli altri esseri viventi,ogni essere umano dovrebbe morire cento volte per pareggiare i conti,l'unica cosa che si può fare è diffondere la notizia,metterla in rilievo raccontarla a tutti e se dovete scegliere boicottate i prodotti danesi,come sempre l'essere umano non conosce vergogna.




Marco Travaglio - Passaparola - G8: l'autoassoluzione dei politici - 18/11/08

lunedì 17 novembre 2008

giovedì 13 novembre 2008

ROC!!!

Dal blog di Beppe Grillo :

Il disegno di legge ammazzablogger non è figlio di nessuno. Sarà forse figlio di puttana. Di padre ignoto e di madre incerta. Nato in provetta o per partenogenesi. Non una voce dei nostri parlamentari, a parte quella di Antonio Di Pietro, si è levata a favore della Rete. Eppure dovrebbe importargli qualcosa. Milioni di italiani ci vivono, la frequentano, discutono e INFORMANO.
Il disegno di legge è stato presentato da Franco 'Ricardo' Levi. Levi è del PD. Il segretario del PD è Veltroni. O non sa nulla, come mi dicono gli succede spesso, o è d’accordo.
I veri giornalisti stanno in Rete, alcuni li conoscete, si chiamano Ricca, Martinelli, Byoblu. Mi scuso per coloro che non cito, ma sono migliaia. La Rete esprime un Paese diverso. Se i lobotomizzati dalle televisioni e dal trio CorriereRepubblicaLaStampa si informassero in Rete, lo psiconano sarebbe ospite permanente di Putin in Siberia e Topo Gigio Veltroni una maschera del cinema.
La legge ammazzablogger non va presa alla leggera. Neppure in Cina hanno osato tanto. Se passa, la Rete scompare. Ho letto molti commenti che consigliano di spostare all’estero i blog o di registrarsi con un indirizzo .com, .net o altro, non soggetto alle leggi italiane come il .it. Perché dovremmo farlo? Lo facciano loro, con i loro siti di m..da. Sono anni che noi siamo le lepri e loro i cani. Che giochiamo in difesa. Ogni giorno una nuova porcata. E’ ora di cambiare musica. Mi sento una lepre mannara, con i denti a sciabola. E’ una bella sensazione. All’inseguimento invece che in fuga. Centinaia di blogger stanno mostrando la faccia, il nome e cognome, il loro indirizzo http con l’iniziativa “FREE BLOGGER”. Sono loro il cambiamento. Non lo fermerete.
"Se tutti i blogger del mondo si dessero la mano..."


E sempre dal blog:

"Obama ha vinto grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. "A campaign powered by people, not the special interests". Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.
L'Obama de noantri, al secolo Topo Gigio Veltroni, dopo aver fracassato le palle a tutti gli italiani sulla somiglianza tra lui e Obama (un insulto persino peggiore dell'abbronzatura dello psiconano) vuole dare una mano alla Rete. Tutti i blogger si stanno toccando. Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Il suo incaricato del Pdmenoelle, in arte Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni:
- partecipate alla petizione per una Rete libera e inviate una mail a Levi e a Veltroni con i vostri suggerimenti
- caricate le vostre foto con la scritta: "LIBERO BLOGGER IN LIBERO STATO" all'indirizzo:
Loro non molleranno mai (ma gli conviene), noi neppure."

Poveri lavoratori.

martedì 11 novembre 2008

Dal Giappone...


Sono arrivati in porto (09/11) a Palermo i 102 ibakusha giapponesi sopravvissuti alle atomiche che in agosto del '45 colpirono Hiroshima e Nagasaki.Il gruppo ha partecipato a un incontro nel Comune e stasera lascera' il capoluogo siciliano diretto a Barcellona. La 'Peace boat', cosi' battezzata, e' stata sostituita con la 'Mona Lisa', dopo un guasto che ha bloccato il gruppo quando si trovava al largo della Turchia. La nave e' partita il 7 settembre da Yokohama per una serie di tappe.

P.s.
Piccola nota polemica,appena arrivati al porto non c'era nessuno delle autorità ad accoglierli...

venerdì 7 novembre 2008

Cercasi lavoro in Europa o USA.

Berlusconi e la gaffe su Obama: "Imbecille chi mi critica"

Silvio Berlusconi non fa marcia indietro: altro che gaffe, "quello di ieri era un complimento". Il premier in partenza da Mosca per Bruxelles per il Consiglio eueropeo, è tornato sulle affermazione sul presidente Usa appena eletto, Barack Obama, che, aveva detto "è giovane, bello e abbronzato". "Ho letto i giornali, certo che sono ancora di buon umore...", ha commentato. Poi il presidente del Consiglio attacca: "Pensavamo che ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi, autocertificarsi pubblicamente. Lo hanno fatto. Li conoscevamo già, ma - ha concluso Berlusconi- non li pensavo così tanto imbecilli".
Le dichiarazioni di Berlusconi fanno il giro del mondo - Intanto le dichiarazioni di giovedì del premier durante l'incontro a Mosca con l'omologo russo Dmitri Medvedev hanno fatto il giro del mondo. Anche perché il palco dal quale ha esternato il suo pensiero su Obama era un palco internazionale, l'incontro bilaterale Italia- Russia. Il premier italiano, nonostante l'incalzare dei giornalisti sulle polemiche che inevitabilmente sarebbero scoppiate sulle sue dichiarazioni non ha dimostrato di voler fare il minimo passo indietro. Anzi ha voluto ribadire il concetto secondo cui si è trattato di una delicatezza, "un grande complimento, una carineria assoluta nei suoi confronti". Una "carineria" che però rischia di trasformarsi in una gaffe internzionale, che potrebbe addirittura offuscare la ormai celebre frase sul "kapò" con cui apostrofò a Bruxelles un deputato tedesco.Da Fini a Gasparri, Obama non piace al Pdl - Berlusconi comunque non si scompone. Del resto lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, poche settimane prima del voto aveva detto che a suo modo di vedere l'America non era pronta per un presidente nero. Il risultato elettorale schiacciante di Barack Obama su John McCain, evidentemente lo smentisce. Ma non è tutto perché ancora mercoledì mattina, a elezione ancora fresca, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, aveva detto nel corso di un'intervista che l'elezione di Obama "avrebbe fatto contenta Al Qaeda". E le parole del premier chiudono il cerchio, gettando un'aura di ambiguità sugli esponenti della maggioranza di governo.
"Mi sono rotto, dico tutto quello che penso" - Ma il premier non arretra di un millimetro e dopo un'ora dalla dichiarazione rivendica con fermezza il "complimento". Rientrando in albergo sbottava con i cronisti che lo interrogavano sulle prevedibili polemiche: "Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a...". E poi rincara la dose: "Perché? C'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione è buona. Io mi sono veramente rotto e dico tutto quello che penso", ha aggiunto il premier.

Garavini (PD) su Berlusconi: ”Frase di rara stupidità, è semplicemente una vergogna"

"È semplicemente una vergogna. Per tutto il mondo l’elezione di Obama è un segno di speranza, solo in Italia abbiamo un Primo Ministro che inventa una frase di rara stupidità sul colore della pelle del nuovo Presidente”. Commenta così l’on. Laura Garavini (PD), eletta nella circoscrizione Europa, la frase di Berlusconi secondo cui Obama sarebbe “giovane, bello e anche abbronzato”. „Qualcuno si è stupito che noi italiani all’estero, in Europa, anche alle ultime elezioni abbiamo detto ‘No’ con grandissima maggioranza a Berlusconi. Ma vivendo ogni giorno accanto a tedeschi, francesi, svizzeri, belgi, inglesi, spagnoli ci si vergogna ancora di più di un Primo Ministro che rende l’Italia ridicola in tutto il mondo”.
Continua sarcasticamente la Garavini che in questi giorni sta incontrando la comunità italiana in Spagna: “Berlusconi dice che tutti quelli che non riconoscono la grandezza umoristica della sua battuta, si meritano ‘la laurea del coglione’? Allora mi metto subito in fila a prendermi questa laurea e ne andrò anche fiera! Queste sue frasi a mente fredda rendono il caso ancora più grave. È il segno che Berlusconi ha ormai completamente perso il contatto con la realtà. Spero che almeno qualcuno intorno a lui abbia il coraggio di dire a Berlusconi che sta procurando un grandissimo danno all’immagine dell’Italia in tutto il mondo”.
Secondo la deputata PD eletta all’estero dietro alla stupida battuta di Berlusconi “c’è la consapevolezza sua che con Obama sta iniziando una nuova epoca nella politica mondiale. Un mondo con più tolleranza e meno divisioni, con più opportunità per tutti, con più giustizia sociale, con più formazione, con più intelligenza nel produrre energia. Una nuova epoca in cui Berlusconi sembra un povero mammut in via di estinzione politica”.

P.s.
Vi invito a leggere qui

P.p.s.
Aiuto,qualcuno ci invada,qualcuno ci liberi,chiamatela come volete atto di pace o guerra,ma mandate un esercito a cacciare l'attuale governo...

Angeli Negri

Ripenso a Obama, al fatto che una persona notevole e positiva ha conquistato un posto importante per l'intero pianeta, penso al fatto di quanto rischi la vita,e penso a tutto quello che ha promesso tra cui l'apertura verso Cuba e verso l'america del sud (leggasi Venezuela...).

E mentre penso a tutto questo, mi fulmina il pensiero di Gasparri e Berlusconi, che nelle giuste condizioni potrebbero pure essere un duo comico come Gianni e Pinotto ma in realtà fanno piangere più che ridere,e infatti:

Gasparri: Con Obama alla Casa Bianca, al Qaeda sarà molto più contenta.
Berlusconi: Obama è bello,giovani e abbronzato...

E ripenso a Angeli Negri degli Squallor (1973)
- Pittore…
- Sì?…
- Ti voglio bleffare…
- Bene, fai pure ragazzo.
- Mentre dipingi un altare…
- Eh, una volta, ormai…
- Io sono un povero bianco
- Eh…
- Ma nel Signore son stanco…
- Riposati, non so, piglia una sedia, un'aranciata…
- Per te la Vergine è bianca…
- E per me è negra, oh!…
- Dammi un angioletto d'oro.- No
.- Tutti i bimbi hanno un cuore…
- Eh, tu no.
- Anche se son solo negri. Se tu dipingi con ardor…
- Dipingo!…
- Se tu dipingi con dolor…
- Ma lo faccio!…
- Perché dipingi il mio color?
- Ma sono fatti miei, scusa!…
- Perché mi fai in technicolor?
- Ma, son cose mie!…
- Perché mi fai in technicolor?
- Ma non t'arrabbiare!…
- Sono un povero negro…
- Eh…
- Ed una scossa ti chiedo.
- E, tieni!…
- Pittore ti voglio parlare…
- Come dici?
- Torero…
- Sì?
- Ti voglio parlare…
- Lo so…
- Mentre incornici l'altare…
- Ma sono cose mie, non ti voglio nemmeno spiegare…
- Io sono un povero negro…
- Eh…
- Ed una grazia ti prego.
- Mh.
- Pittore, ti voglio parlare
- Ma sono qui che t'ascolto!…
- Porco can, mentre dipingi l'altare, io sono un povero negro ed una grassia ti chiedo.
- Mi fai quasi commuovere. Dimmi.
- La vergine è bianca.
- Eh…- Non ho un soldo per pagare la barca.
- E nuota…
- Dipingi con ardor, io sono un povero negro, ed una grazia io ti prego. Pittore, ti voglio parlare…
- Non piangere adesso, dai…
- Mentre dipingi l'altare.
- Sono tutto sporco, vedi…
- Non ho che un soldo nel negro…
- L'hai contato?
- E… e alla corsa ci credo.


Pittore ti prego, cancella sti cojoni e mettici un angelitos negros...

giovedì 6 novembre 2008

NON siamo tutti americani.

Da qualche tempo si abusava di questa frase modificata di JFK , e tutti i politici a dire "siamo tutti americani" per ogni motivo di politica estera che riguardava gli Stati Uniti.
In particolare era molto usata dai politici della destra e dalle schiappe che vegetano in parlamento.

Bene,oggi possiamo dire con certezza che NON siamo tutti americani:
- perchè abbiamo una democrazia morente,
- perchè abbiamo un premier ridicolo,qualunquista e sopratutto con un idea personale di democrazia e troppa voglia di vestirsi di nero,
- perchè siamo profondamente razzisti,
- perchè mentre negli Stati Uniti si pensa a una sanità per tutti,da noi si pensa a privatizzare quello che è pubblico.

Per tutto questo e molto molto altro, noi NON siamo americani, ma nelle situazioni più assurde proviamo a imitarli con risultati pessimi.

P.s.
Auguri a Obama ne avrà bisogno.

lunedì 3 novembre 2008

Il Sindaco paga e Catania si accende.

E fu (finalmente!) luce.Torna ad illuminarsi la città di Catania,rimasta al buio per diversi mesi a causa del mancato pagamento all’Enel delle bollette per la fornitura dell’energia elettrica. Stamani ad annunciare che entro il 20 di questo mese ,Catania tornerà ad essere illuminata totalmente, è stato il sindaco Stancanelli. Il primo cittadino catanese, che ha iniziato a pagare i debiti con l’ente fornitore di energia, ha dichiarato che saranno necessarie due settimane per tornare a far riaccendere Catania ed avere cosi un Natale, seppur freddo dal punto di vista meteo, almeno non buio. I tecnici delle società di manutenzione legate all’Enel sono già al lavoro da alcuni giorni, effetto questo del pagamento del primo milione di euro versato dal comune etneo, che ha iniziato il saldo dei debiti acquisiti con Enel. Nei prossimi giorni questa opera di pagamento dei debiti verrà completata,col pagamento di altre tranche di diversi milioni. In questo modo si arriverà entro Dicembre, secondo il calendario stabilito tra i vertici dell’azienda elettrica ed il sindaco, al pagamento dei 9 milioni di euro stabiliti dagli accordi. Entro Settembre dell’anno prossimo poi si dovrà provvedere all’azzeramento totale dei debiti del Comune con Enel che allo stato attuale superano i 20 milioni! Il sindaco a tal proposito ha dichiarato:“Continua questa opera di accensione, ogni sera Catania si illumina sempre più e mi auguro che da qui al 20 Novembre massimo,tutta la città finalmente, dopo 10 mesi di buio possa riaccendersi” Resta comunque critica la situazione a Librino,dove a causa di disperati teppisti, la rete di illuminazione è stata praticamente cancellata, a causa del furto dei fili di rame. Il popoloso rione sarà uno degli ultimi per questo, ad essere illuminato, poiché si dovrà ripristinare in toto il percorso elettrico. Esplicite le parole dell’addetto alle relazioni esterne Enel,Massimo Bruno che ha dichiarato:”Stiamo provvedendo al ripristino di quelle aree dove vi erano state delle manomissioni sulla rete anche con interventi di manutenzione straordinaria”. Pare quindi giunto al capolinea la questione illuminazione pubblica a Catania, che durante questi mesi ha fatto piombare la città in una sorte di incubo,rendendola una città fantasma,una sorta di Gotham City senza però supereroi. Ovviamente si spera che con l’accensione delle luminarie, la città stessa torni a illuminarsi di quella luce propria che la rende una delle città più belle d’Italia. GT.



p.s. di Al

nella foto la bella città...


Marco Travaglio - Passaparola - La P2 è viva e lotta con noi - 03/11/08

We Can Work It Out

Try to see it my way,
Do I have to keep on talking till I can't go on?
While you see it your way,
Run the risk of knowing that our love may soon be gone.

We can work it out,
We can work it out.

Think of what you're saying.
You can get it wrong and still you think that it's all right.
Think of what I'm saying,
We can work it out and get it straight, or say good night.

We can work it out,
We can work it out.
Bridge:Life is very short, and there's no time
For fussing and fighting, my friend.
I have always thought that it's a crime,
So I will ask you once again.

Try to see it my way,
Only time will tell if I am right or I am wrong.
While you see it your way
There's a chance that we might fall apart before too long.

We can work it out,
We can work it out.

Bridge:Life is very short, and there's no time
For fussing and fighting, my friend.
I have always thought that it's a crime,
So I will ask you once again.

Try to see it my way,
Only time will tell if I am right or I am wrong.
While you see it your way
There's a chance that we might fall apart before too long.

We can work it out,
We can work it out.

domenica 2 novembre 2008


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