We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile.

mercoledì 24 dicembre 2008

Lettera a Babbo Natale

"Caro Babbo Natale,
nel 2008 non sono stato buono, anche quest’anno ho mandato a fanculo tanta gente. Ho trattato male i giornalisti, gli editori, i politici, gli imprenditori con le pezze al culo. Portami lo stesso qualcosa. Te lo prometto, l’anno prossimo cambierò. E’ un fioretto che ti faccio. Sarò ancora più cattivo, più fetente, non perdonerò più niente a nessuno. Il 2009 sarà il mio Vaffanculo Year. Tu che porti regali a tutti. Tu che hai trasformato la nascita di Gesù in un supermercato. Tu che sei il nonno dello psiconano e che gli hai suggerito la social card. Tu, con le tue renne, che fai il testimonial del consumismo. A te chiedo in questa notte di portarmi alcuni doni per l’anno che verrà.
Non far morire più gli operai, 1.300 sono scomparsi nel 2008, hanno già dato. Cambia categoria, passa ai politici e ai direttori di giornali e delle televisioni. Un piccolissimo incidente sul lavoro a Riotta o a Vespa o a Giordano, una telecamera sul piede. Una disgrazia lieve a Cicchitto, a Gasparri o a D’Alema, una pensione minima e un monolocale in un ballatoio di periferia.
Porta una sveglia con una suoneria eccezionale a Morfeo Napolitano e, se serve, anche un apparecchio acustico e un paio di occhiali. Forse si sveglierà e vedrà nella giusta luce giudiziaria il suo ex compagno Bassolino e si vergognerà del Lodo Alfano.
Ai precari, ai disoccupati, ai padri di famiglia, alle madri single, agli extracomunitari finiti in questo delirio che è l’Italia regala la speranza di un Paese democratico e civile, nel 2009 oltre alla speranza non avranno altro.
Allo psiconano regala dieci giudici della scuola di Paolo Borsellino dalle Procure d’Italia. Nella slitta non caricare avvocati, ne ha già troppi in casa e in Parlamento. Con loro passa i sabati e le domeniche a giocare a guardie e prescritti. Lui fa la parte del prescritto, è quella che gli viene meglio. Portagli anche un elicottero della marca di quello di Ceaucescu, nel 2009 può tornargli utile.
A Tremonti non portare nulla. Lui gioca da sempre con i condoni e con le aste pubbliche dei titoli di Stato. Cerca di vendere i debiti della politica ai cittadini. Non dargli più i nostri soldi. Un’asta dei BOT deserta a primavera gli cambierà la vita. Potrà ritirarsi sotto falso nome nel Parco dello Stelvio insieme al figlio di Bossi.
Alla Lega dai questo federalismo, sono trent’anni che Umberto Garibaldi lo vuole. Porta la Mafia e la Camorra e la Ndrangheta anche nelle valli bergamasche e nell’edilizia lombarda. Ognuno deve avere la sua Mafia federale. Ma questo lo hai già fatto, mi dimenticavo.
A tutti gli italiani porta un muro. Alto come quello di Berlino. Lungo come la muraglia cinese. Più resistente delle mura di Gerico. E falli schiantare contro per risvegliarli prima che sia troppo tardi.
Buon Natale a tutti gli italiani onesti." Beppe Grillo

Tanti auguri Beppe.

martedì 23 dicembre 2008

lunedì 22 dicembre 2008

Marco Travaglio - Passaparola - Associazione Nazionale Magistrati Strabici - 22/12/08

Scandalosa intercettazione tra George W.Bush e suo padre.



George il rivoluzionario

George: pronto,casa Bush,Cheney,Hastert?
C.Rice: signorino finalmente
G: c'è mio papi?
R: si è qui vicino a me, signorino George, dov'è?
G: noooo, non voglio parlare con te,... tu sei ancora quella profuga indiana che sta a casa mia, io la odio a morte
R: ma non sono indiana..
G: ma quanti hanni hai,.. so 5 anni che mi rispondi al telefono , ti venisse mai una qualcosa, muore tanta gente,.. tu stai sempre bene!.. vafanculo a nonneta!
R: grazie per la nonna ma ho 23 anni io, signorino,.. non si ricorda
G: ciao papà!
Papi: pronto George Jr.
G: ti volevo dire che questa volta mi sono arruolato...
Pa: dove?
G: in una frangia....
Pa: dove?
G: Gli Esquarimados....
Pa: ma che banda hai preso?
G: eehhhh, tu non li conosci!,.. tu vivi nel benessere della società occidentale! però io, sono diventato finalmente,. ho preso la mia grande aspirazione......
Pa: che cosa fai?...
G: sono diventato un rivoluzionario...
Pa: ahia! ......e che, come te la ribatti?
G: dopo Che Guevara, dopo Anduros, e dopo Andros,....
Pa: e chi sono questi?..
G: il nome di George W. sarà ricordato negli anni, nel millenni, nei trentenni, nei quarantenni...
Pa: chi so' una squadra di calcio,.. un club?
G: dunque ti volevo dire che mi serve un sommergibile nucleare atomico
Pa: ah,.. na piccola cosa...
G: che devo fare a capate con Merdez
Pa: chi è questo buon uomo?
G: il generale Antonio Merdez....
Pa: ahhhh,.. mio amico intimo...
G: un grande merdaiuolo, che stamattina nella jungla..
Pa: l'hai conosciuto?....
G: e che non riesco a stanarlo!
Pa:...l'hai conosciuto.....
G: senti ma quei fondi neri che hai avuto......
Pa: ma io ti volevo dire,.. George
G: mi potresti daaaare.....
Pa: ...di essere cauto
G: oppureee....forse mi sono sbagliato sul nome della ditta...
Pa: va bene questi sono intrallazzi nostri...
G: dovresti mandare,... dai settanta,... ai quaranta...
Pa: ehhhhh trecento...
G: ...ai trenta
Pa: ehhhhh la tombola
G: milioni di dollari,.. perchè devo fare da guerrafondaio,.. IO, devo essere ricordato come o' cchiù grande bucchinaro dei guerrafondai mondiali
Pa: vabbè,..per quel primo già eri ricordato nella storia
G: ti dico subito quello che mi serve.
Pa: dimmi tutto, io segno...
G: seimila cannoni...
Pa: ho segnato...
G: cinquemila e cinquecentocinquantatré mitragliatrici a scoppio.... e uno diesel
Pa: ah... eh
G: e qui è una guerra è merd'!,.. non ti credere che sia una guerra ad alto livello!!, qua facciamo la guerra pure coi sassi...
Pa: ma è strano!....
G: qua ci pigliamo a schiaffi, a capate e a mazzate,...qualche cazzotto e poi ci dividono..
Pa: e nun ve' sputate mai in faccia?...
G: ma il nostro grandisssiiimo affetto per la patria, ci tiene tutti uniti!
Pa: come tuo padre sei...
G: tranne quel pecorone del mio vice che mi vuole fare le scarpe,.. e vuole diventare lui il capo!
Pa: mai senz...
G: ma io c'è l'aggia mettere in cul coi soldi tuoi!...
Pa: bravo George,...
G: si coi soldi tuoi!... .hai capito bene...
Pa: mente non sangue,.. sangue non mente...
G: non fare il tonto....
Pa: tu comunque devi essere cauto
G: tu devi capire che io mi sono innammorato di Sarah...
Pa: com'è?... com'è
G: una ragazza che è una fica di una bellezza che se tu la vedi... altro che mammà,.. quella era uno scorfano...
Pa: mammà è bell'..
G: tu te la sei sposata perchè quella era la figlia di Petilli...
Pa: ma non dire nomi,!.. Piersilvio...
G: così ci pigliamo un'altra causa!..
Pa: e non c'è la pigliamo se non dici nomi!...
G: avanti...
Pa: e indietro...
G: mammà è una grande, santa donna... e abbiamo rimediato la causa!...
Pa: ebbè non so,... decide il missaggio... comunque...
G: ...soffre di acidità di stomaco...
Pa: e lo so...
G: e so quattro LP che me lo dici...
Pa: e lo so ma tu sai di lavoro...
G: appropò,..... ma quella tata che risponde al telefono ma non s'è invecchiata troppo?...
Pa: quella è la mia amante... sssshhhhh
G: e cacciatela via... pigliate Andalù...
Pa: e ma è un pò pe mo metter' n'culo!...
G: io aspetto con deferenza.... il tuo grande assegnone...
Pa: te lo mando...
G: ciao papi...
Pa: te lo mando...
G: si ma m'è sputato dint 'a recchia...
Pa: te lo mando,.. però promettimi una cosa...
G: cosa?..
Pa: spara con cautela..
G: e adesso piglio la mira...
Pa: non essere come nel tuo carattere... violento...
G: papi,.. devi capire che io....
Pa: sii,.. non ti preoccupare....
G: ho capito,... io mi preoccupo,..
Pa: addirittura eccellenza ti devo chiamare.. mi sembra un pò esagerato...
G: io,.. io diventerò,... diventerò presidente.....
Pa: e mò ti chiamo anche Felipe...
G: Felipe Gonzales George Walker
Pa: è strano...
G: è strano...ma.....
Pa: cià..
G: tanti saluti....
la linea non cade
Pa: nè Barbara,. .Barbara,.. Barbara....ma cosa mi hai combinato tu nella vita...mi hai dato un figlio che è una specie,.. una specie di promontorio
G: guarda che io ti sento...
Pa: cos'è un mercenario...adesso è diventato anche di sinistra
G: guarda che i' ti......
Pa: l'altra volta stava in Iraq,.. qua non si capisce,.. ha una confusione ideologica
G: ti sei rincoglionito... i' te sent'ancora,.. non è abbassato la cornetta.. pronto... ti parlo io perchè ho sentito che tu dicevi con mammà... passami la mamma che gli devo parlare un pò di.... ma statt' zitt' che... devo parlare io..... ti sentivo,... adesso non ti sento più... .è cadut... è caduta Sarah... alzati ,.. vieni con me che t' porto all'ospedale.

sabato 20 dicembre 2008

Home of the brave


Titolo originale: Home of the brave
Nazione: U.S.A., Marocco
Anno: 2006
Genere: Azione, Drammatico, Guerra
Durata: 105'
Regia: Irwin Winkler

Cast: Samuel L. Jackson, Jessica Biel, Brian Presley, Christina Ricci, 50 Cent, Chad Michael Murray, Joyce M. Cameron, Victoria Rowell
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer

Macchiavelli: Le guerre cominciano dove si decide ma non finiscono dove si vorrebbe...
Ci sono guerre diversamente percepite dall’immaginario collettivo, alcune vissute come giuste, altre diversamente. Ma in entrambi i casi il destino dei reduci sarà sempre durissimo, come molti film ci hanno mostrato (per la Seconda Guerra I migliori anni della nostra vita, ancora oggi di grande attualità ed efficacia, Uomini-Il mio corpo ti appartiene con l’esordiente Marlon Brando, per arrivare fino a Flags of Our Fathers), e a seguire le mille storie dei reduci del Vietnam, finora i più disadattati, con Il cacciatore, Tornando a casa, culminate con Nato il 4 luglio, di Oliver Stone. Poi inevitabilmente si è aperto il filone dei reduci dalla prima guerra in Iraq nel 1990 per arrivare ai giorni nostri, con l’Afghanistan e di nuovo l’Iraq. Dopo aver visto, subito, inflitto atrocità di ogni genere, molti militari sono tornati alla banale vita di tutti i giorni mutilati nel corpo o nello spirito, ignorati o incompresi se non respinti dall’opinione pubblica. Sviliti in lavoretti concessi come carità dopo essere stati addestratissime armi da guerra per il proprio paese, male hanno accettato una way of life ormai sentita estranea, diventando spesso protagonisti di fatti di violenza e di suicidi.

I protagonisti della storia di Home of the Brave, pochi giorni prima di essere congedati restano coinvolti in un’imboscata, nella quale alcuni trovano la morte, altri rimangono gravemente feriti.
Rimpatriati d’urgenza, dopo adeguate cure fanno ritorno al paesello. Ma niente è più come prima e il loro destino in questo film seguirà strade canoniche Il medico (Samuel Jackson) dopo essere sprofondato nell’alcool accetterà di sottoporsi ad una terapia per cercare di recuperare la propria famiglia, che lo attende anche se messa a dura prova. La soldatessa (Jessica Biel) che ha perduto la mano e si trova con un arto artificiale, subirà con sofferenza la sua nuova condizione di disabile e troverà per sua fortuna un uomo comprensivo e innamorato con il quale ricostruire una vita per se e per il figlioletto. Il giovane militare (Brian Presley) dopo mesi di sbandamento e alienazione tornerà nell’esercito per un lecito anche se discutibile senso di solidarietà con i tanti che sono rimasti.

Il soldato di colore (Curtis-50 Cent-Jackson) finirà in modo violento, incapace di gestire i suoi traumi. Tutto già molto visto dunque. Senza contare le ferite intanto subite dalla popolazione civile nel paese occupato, su cui il film non si interroga, è come se sullo schermo lampeggiasse un gigantesco “perché”. Il noto regista Irwin Winkler classe 1931, regista e/o produttore di Non si uccidono così anche i cavalli, la serie di Rocky, New York New York, Toro scatenato, Music Box, Indiziato di reato e molti altri ancora, notoriamente un liberal, confeziona un piccolo film semplice su una storia come tante, spinto evidentemente dalla necessità di dire la sua con civiltà e pacatezza, senza scavare nelle cause della guerra o nei moventi dell’arruolamento, senza esprimere certezze o tranciare giudizi ma prendendosi a cuore le sorti di chi, conscio o meno, convinto o meno, è partito per “fare il suo dovere”, come il Ron Kovic di Nato il 4 luglio, per ritrovarsi poi messo in discussione non solo dal prossimo ma anche di fronte a se stesso ed ai suoi doveri famigliari. In Home of the Brave non si discute su quanto l’attuale conflitto sia giusto, quanto sia contestato o apprezzato: fra quelli che vi hanno partecipato, alcuni lo hanno fatto per un personale, forse deviato senso del dovere, come il protagonista del film di Stone. Come tali, anche pensandola diversamente, meritano rispetto da parte dei civili e adeguato supporto dal governo che hanno servito.

Old Man River




Queste due versioni di Old Man River,presi da due musical intitolati Showboat (1931-1956),nella prima versione la canzone è interpretata da Paul Robeson e nella seconda da William Warfield,entrambi eccezionali interpreti dello spiritual e del gospel.

Marco Travaglio - Passaparola - La giustizia dei ricchi - 15/12/08

mercoledì 10 dicembre 2008

Calò: Vedete, io sono venuto qui per dirvi che la gente non ha più fiducia di voi.

Lucchesi: Chi costruisce sulla gente costruisce sul fango. Allora, il messaggio di Michele Corleone?

Calò: Eccolo. È una cosa molto importante, perciò ve la debbo dire all'orecchio. [...] Il potere logora chi non ce l'ha.

lunedì 24 novembre 2008

Marco Travaglio - Passaparola - D'Alema, il piu' uguale degli altri - 24/11/08

Chi erano davvero i Viceré di De Roberto.

Nella primavera del 1898 Anna Kuliscioff scriveva all'amato Turati: «… in tre ore con la sapiente guida del viceré abbiamo visto tutta Catania… I baroni e i principi lo ossequiano, i facchini del porto lo abbracciano, i lavoratori delle zolfare si rivolgono a lui come il Redentore, le ragazze allegre lo festeggiano al suo passaggio». L’oggetto di un simile culto della personalità era il trentanovenne Giuseppe De Felice Giuffrida, fondatore cinque anni prima dei Fasci siciliani, sfidante di Crispi e ormai insediato nel grande campo socialista. La Kuliscioff era venuta a rendergli omaggio a nome dei maggiorenti dopo la sfolgorante elezione del ’96 allorché De Felice, grazie anche alla recente scarcerazione (aveva scontato due anni anziché i diciotto comminati per aver animato le violente proteste dei servi della gleba nell’isola), aveva ricevuto un subisso di voti. Per tutti era stata la conferma che lui era davvero il viceré, come gli amici e gli estimatori l'avevano soprannominato al suo apparire nell'agone politico. Di conseguenza la città aveva sghignazzato alla pubblicazione nel 1894 de I viceré, il romanzo di un timido e affascinante ragazzo napoletano - giunto a Catania nel 1870, al seguito della madre fresca vedova - sul quale però la critica nazionale aveva quasi sorvolato.

Dal cantuccio della sua modesta abitazione Federico De Roberto aveva per anni e anni spiato con occhi avidi l’ambiente che lo circondava. La sensibilità e l'intelligenza gli avevano permesso di capire quanto gli altri neppure immaginavano. Nel microcosmo catanese aveva letto ogni male presente e futuro dell’Italia appena costituita e già attraversata dagli scandali. De Roberto si era poi trasferito a Milano nella scia del catanese più illustre, Giovanni Verga; era entrato nei cenacoli dove secondo lui si creava la cultura italiana; con grande speranza aveva pubblicato il romanzo di un’epoca. Le vendite erano andate male un po’ ovunque, tranne che a Catania.

I suoi concittadini d’adozione, infatti, vi avevano trovato un ritratto spietato della propria realtà, ma si erano consolati con la micidiale rappresentazione della famiglia più potente del momento, i marchesi di San Giuliano, raffigurati negli Uzeda, espressione dell’antichissimo casato dei Paterno Castello risalente addirittura a Ruggero d'Altavilla. Nella contaminazione De Roberto si era spinto ancora più lontano: aveva conferito all'erede designato, Antonino di San Giuliano, cioè Consalvo, l’opportunismo, la simpatia, la spregiudicatezza di colui che l’aveva spodestato dal trono cittadino, Giuseppe De Felice Giuffrida. Benché entrambi massoni e miscredenti, incarnavano l’uno la certezza dei notabili che l’Italia sarebbe stata cosa loro, l’altro la speranza dei braccianti e degli zolfatari che la schiavitù prima o poi sarebbe terminata. Dopo tre anni da sindaco (1879-1882) il marchese di San Giuliano, sposato naturalmente con una devotissima seguace di Maria Ausiliatrice, aveva puntato sul parlamento di Roma conservando però un ferreo controllo sulle vicende locali finché non aveva dovuto misurarsi con De Felice. Il campione degli ultimi aveva mostrato di sapersi adattare ai colpi bassi della politica. Pur in assenza di televisione, marketing e pubblicità aveva creato i Fasci siciliani con la stessa velocità e bravura con cui un secolo più tardi Berlusconi avrebbe creato Forza Italia. Malgrado il lungo periodo trascorso in galera, De Felice nel ’96 ebbe la capacità d'imporre a San Giuliano un patto elettorale di desistenza: si sarebbero presentati in collegi differenti per non farsi la guerra. San Giuliano accettò, ma in extremis De Felice gli piazzò un candidato che lo fece penare. Vinto con uno scarto minimo, il marchesino fu tra coloro che dietro le quinte si mossero, invano, per far annullare l'elezione di De Felice.

L’esperienza, comunque, indusse San Giuliano ad abbandonare del tutto Catania e la Sicilia: le definì un guscio d'ostriche senza luce d'intelletto. Alla madre e alla moglie, ancorate ai riti cittadini, disse che sotto l’Etna si sentiva soffocare, che per star bene aveva bisogno di respirare l’aria dell'Europa. La sua partenza coincise con il rientro di De Roberto, deluso viceversa dall’aria milanese e così affranto dall’esito del romanzo da accettare un oscuro impiego da bibliotecario. A spassarsela restava De Felice ormai conclamato nel proprio ruolo di viceré e senza più avversari. La Kuliscioff ne rimase talmente impressionata da scrivere che racchiudeva le qualità e i difetti dell'intero Meridione, che nella sua persona si alternavano il bello e il brutto di ogni individuo. Tra vitalismo e corruzione, tra soperchierie e populismo la Catania di De Felice (ne fu sindaco dal 1902 al 1914), s’ingrandì, si abbellì, incominciò ad accarezzare sogni che non le competevano. Se De Roberto non fosse stato tanto deluso dalla vita e dalla letteratura avrebbe avuto materiale incandescente per raccontare il seguito di Consalvo Uzeda e dei suoi eredi che si affacciavano al Ventesimo Secolo.

A Catania non tornava più nemmeno San Giuliano. Dal 1905 aveva finalmente avviato la carriera di ambasciatore, da Parigi a Londra, culminata nel 1910 con la nomina a ministro degli Esteri. Durante il periodo londinese era esplosa la sua passione per lo stile britannico. Edoardo VII l’aveva ricambiato inducendo l'università di Oxford a nominarlo «ex antiquissima stirpe nortmannica oriundus». Tuttavia, da ministro degli Esteri, San Giuliano non aveva avuto esitazione a confermare la fedeltà dell'Italia all'alleanza con Austria e Germania e se la morte improvvisa non l’avesse tolto di mezzo nel 1914 difficilmente Vittorio Emanuele III, che lo giudicava il miglior politico del Regno, avrebbe accettato di passare nel campo franco-inglese. In seguito il Caso si sarebbe preso le sue rivincite: l'unico nipote e omonimo di colui che mai fu il viceré sarebbe stato l'ultimo podestà e il primo sindaco nella Catania liberata o conquistata dall’8ª armata di Montgomery. Il pomeriggio del 5 agosto, appena entrati nella città devastata dai bombardamenti, i più importanti ufficiali britannici vennero ricevuti nella splendida villa dei San Giuliano davanti al mare di Ognina. L’ex podestà esibiva un impeccabile abito confezionato a Piccadilly Circus. Davanti alle tazze da tè accompagnate dai pasticcini sfornati dalla cuoca di casa, gli ospiti discussero sui proclami del colonnello Stevens diffusi da Radio Londra. La settimana seguente, invitato presso il comando dei vecchi amici, il marchese di San Giuliano scoprì che la giunonica signora inglese istitutrice dal 1940 dei propri figli era un ufficiale dell'Intelligence Service. Ma questa è un'altra storia…

Alfio Caruso

Anche la domenica...

Ho aggiornato la grafica del blog,mi andava un pò di colore,fino a quando non mi sono reso conto che era azzurro,ma si può discriminare un colore,perchè un cretino lo usa per la sua becera propaganda,no tutto sommato no.

E veniamo alle perle della domenica.

Primo posto:
Lui il Premier degli italiani,con una dichiarazione che esprime tutto il suo essere:
"Dobbiamo fare leva sui consumatori, perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme. Le imprese si reggono sui consumi. Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia"
E ancora:
"Aggiungere il peso del piano di riduzione delle emissioni di anidride carbonica sarebbe donchisciottesco ed esagerato per la nostra economia in questo momento di crisi"

Che dire,è cosi bello che mi sento in colpa ad aggiungere qualcosa,ma lo devo fare,
la tesi del Premier il consumatore animato da speranza e fiducia ma non di DENARO continua a consumare... come?
O vende speranza al negoziante,cosa un pò difficile,oppure si carica di debiti per roba fondamentalmente inutile,e i debiti come gli americani ci insegnano,in questo periodo,possono portare guai.
E' un cretino.

Secondo posto:
"Una troupe del Tg1 è stata minacciata questa mattina da alcune persone durante la realizzazione di un servizio televisivo nel quartiere del Trullo, a Roma, dove nei giorni scorsi è stata sgominata una gang di giovanissimi arrestati per rapina, lesioni, minaccia in concorso e con l’aggravante di avere commesso il fatto per finalità di discriminazione e odio razziale.
Durante le riprese, dopo aver realizzato alcune interviste, il cameraman e la giornalista del Tg1 sono stati bloccati da alcune persone che hanno loro impedito, fisicamente e poi minacciandoli verbalmente, di realizzare il servizio. La troupe, come di evince dalle immagini mandate in onda durante il telegiornale, ha dovuto lasciare il campo scortata dai carabinieri."


Alemanno sindaco di Roma,Berlusconi Premier,gli editti bulgari dello scorso governo,e un altra intimidazione neo-fascista verso il servizio pubblico,da sottolineare le affermazioni del Premier,sugli attacchi politici della maggior parte delle trasmissioni di approfondimento politico del servizio pubblico.
E' dittatura? Il sondaggio è sempre a disposizione...

Terzo posto:
"Come possiamo crepare in fabbrica se ci ammazzate prima? Ciao Vito"

Striscione presente davanti alla scuola Darwin di Torino,dove un crollo ha causato la morte di un ragazzo e il ferimento di altri,questa è la scuola italiana,sotto tutti gli aspetti fatiscente.

sabato 22 novembre 2008

Sandro Curzi



Resistente a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Alessandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni '90. Il suo impegno politico si e' svolto all'interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull'Unità "clandestina" per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci 'Gioventu' nuovà, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.

Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale 'Pattuglia' insieme a Gillo Pontecorvo e, nel '49, a la 'Repubblica d' Italià fino a diventare capo redattore di 'Gioventu' nuovà, diretta da Enrico Berlinguer. Inviato nel '51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell'alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel '56 fonda 'Nuova generazioné e nel '59 passa all'Unità, organo del Pci per il quale l'anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell'indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell'Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio 'Oggi in Italia' che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani.

La stagione più calda, quella del '68 e poi dell'autunno del '69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni '70, Curzi la seguì da vice direttore di 'Paese Sera'. Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l'assunzione di giornalisti di 'chiara fama' disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, da' vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste 'scopre' Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma 'Samarcanda'.

Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando a quel telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, 'Telekabul' (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco piu' di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.

Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro 'Giu' le mani dalla Tv' (Sperling e Kupfer) e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell'allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione. Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si é spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.

Tra le sue esperienze va ricordata nel '94 la pubblicazione del libro 'Il compagno scomodò (Mondadori) e nel '95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo 'La riserva indianà col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone 'Troppo sole'. Era sposato dal 1954 con Bruna Bellonzi, anch'essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell'ANSA.

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''Sandro Curzi ci ha lasciati. Veniva dalla Resistenza. E' stato un comunista romano e in questo mondo, grande e popolare, ha vissuto intensamente. Questo mondo ha interpretato con una scelta di vita con la quale ha attraversato, da protagonista, il lungo e tormentato dopoguerra italiano. E' stato un uomo di parte, un partigiano aperto al mondo e agli altri, curioso anche degli avversari''.

Lo afferma l'ex leader di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti nel messaggio inviato alla famiglia di Sandro Cirzi.

''E' stato un giornalista militante di lungo corso, ha attraversato esperienze vissute come tappe di un percorso aperto al futuro. Noi -prosegue Bertinotti- lo ricordiamo per vicinanza particolare come direttore della nostra 'Liberazione', ma il paese lo ricordera' come servitore leale e coraggioso del servizio pubblico radiotelevisivo per il quale ha lavorato con la passione e l'intensita' di sempre fino all'ultimo giorno.

Lo abbiamo sentito sempre vicino, gli abbiamo voluto bene.

Sandro Curzi ha combattuto la giusta battaglia, ora che la sua affascinante storia e' conclusa, gli sia lieve la terra.

A te Bruna, sua compagna di vita, alla sua cara Candida, un abbraccio forte dell'amico Fausto Bertinotti''.

giovedì 20 novembre 2008

La 'protesta' di Forza Nuova Sicilia: bambole e sangue ai giornali.

Ci sono tanti modi per esprimere un dissenso, e ci sono tanti argomenti per i quali una coscienza può accendersi e protestare. C'è chi scende in piazza pacificamente, con striscioni e cori per rivendicare il diritto all'istruzione, e c'è chi organizza manifestazioni per il diritto al lavoro e a uno stipendio sicuro. E poi c'è Forza Nuova, che dalla Sicilia lancia anatemi contro l'aborto e per farsi sentire, e vedere, invia alle redazioni delle principali testate giornalistiche dell'isola pacchi contententi non pensieri, non parole, ma bambole insaguinate: pupazzi avvolti da interiora di animali anziché dalla bambagia, e accomapagnati da un volantino: «Basta con la 194! Un affronto alle leggi di Dio e della natura». Non è la scena di un film di qualche epigono di Dario Argento: è accaduto davvero, nelle redazioni siciliane di Adnkronos, Ansa, La Sicilia, La Repubblica.

La "protesta" è stata subito rivendicata dagli esponenti della sigla di estrema destra, anzi dal coordinatore regionale di Forza Nuova in persona, Giuseppe Provenzale, che alla stampa ha provato a spiegare i motivi della «iniziativa choc» contro la legge sull'aborto, definita come «principale causa di un genocidio legalizzato». «La 194 va rivista, è una legge vecchia e superata dalla storia e dalla scienza. Non a caso, il 90 per cento dei medici sono obiettori». Nelle scatole della campagna fascista, sulla quale la Procura ha subito aperto un'inchiesta, le bambole sporche di sangue e interiora di animale erano chiuse in un sacchetto trasparente del tipo usato per congelare gli alimenti. Il volantino trovato dentro, protetto da un cellophane, era simile a quello distribuito nei giorni scorsi davanti agli ospedali di alcune città.

All'iniziativa di Forza Nuova è seguita l'immediata condanna politica, anche dalla destra di governo. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è trattato di una «inquietante forma di violenza derivante da un fanatismo che desta allarme nelle istituzioni». Allerta, preoccupazione e condanna unanime da parte del Partito Democratico. Il segretario del Pd, Walter Veltroni parla di azione «vile e inquietante», di una campagna «macabra e minacciosa». Per il capogruppo dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro si tratta di «un'intolleranza che nulla ha a che vedere con la nostra democrazia». E «appassionata solidarietà» ai cronisti dei giornali e delle agenzie di stampa siciliane è stata espressa da Ricardo Frando Levi, portavoce del Governo ombra, e dal responsabile della comunicazione del Pd, paolo Gentiloni, che ha definito l'iniziativa di Fn «un atto barbaro e incivile che dimostra, ancora una volta, l'intolleranza violenta di un estremismo che non si preoccupa minimamente delle conseguenze di gesti orribili e vili».

Agli atti intimidatori di Forza Nuova i giornalisti siciliani sono ormai abituati. A Palermo, l'estrema destra si era già fatta sentire un paio di anni fa, con i picchetti davanti alle redazioni dei giornali in segno di protesta contro i cronisti, colpevoli, secondo Fn, di dare scarsa visibilità al movimento. (l'Unità)

martedì 18 novembre 2008

Orrore in Danimarca.

"Quando i delfini balena si avvicinano alle isole Far Oer della Danimarca è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.
I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell'uomo. E' il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l'acqua è poco profonda.
Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L'acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare.
Il delfino balena è una specie protetta e non si conosce il numero di esemplari ancora esistente.
Invito i lettori del blog a non recarsi in vacanza nelle isole Far Oer o a comprare prodotti danesi fino a quando questo ignobille massacro durerà.
Inviate una mail alla regina di Danimarca per chiederle di intervenire e promuovete questa iniziativa sul vostro blog."(fonte italiana , fonte straniera)

Mi vergogno di appartenere al genere umano,se mai ci venisse presentato il conto di tutto quello fatto agli altri esseri viventi,ogni essere umano dovrebbe morire cento volte per pareggiare i conti,l'unica cosa che si può fare è diffondere la notizia,metterla in rilievo raccontarla a tutti e se dovete scegliere boicottate i prodotti danesi,come sempre l'essere umano non conosce vergogna.




Marco Travaglio - Passaparola - G8: l'autoassoluzione dei politici - 18/11/08

lunedì 17 novembre 2008

giovedì 13 novembre 2008

ROC!!!

Dal blog di Beppe Grillo :

Il disegno di legge ammazzablogger non è figlio di nessuno. Sarà forse figlio di puttana. Di padre ignoto e di madre incerta. Nato in provetta o per partenogenesi. Non una voce dei nostri parlamentari, a parte quella di Antonio Di Pietro, si è levata a favore della Rete. Eppure dovrebbe importargli qualcosa. Milioni di italiani ci vivono, la frequentano, discutono e INFORMANO.
Il disegno di legge è stato presentato da Franco 'Ricardo' Levi. Levi è del PD. Il segretario del PD è Veltroni. O non sa nulla, come mi dicono gli succede spesso, o è d’accordo.
I veri giornalisti stanno in Rete, alcuni li conoscete, si chiamano Ricca, Martinelli, Byoblu. Mi scuso per coloro che non cito, ma sono migliaia. La Rete esprime un Paese diverso. Se i lobotomizzati dalle televisioni e dal trio CorriereRepubblicaLaStampa si informassero in Rete, lo psiconano sarebbe ospite permanente di Putin in Siberia e Topo Gigio Veltroni una maschera del cinema.
La legge ammazzablogger non va presa alla leggera. Neppure in Cina hanno osato tanto. Se passa, la Rete scompare. Ho letto molti commenti che consigliano di spostare all’estero i blog o di registrarsi con un indirizzo .com, .net o altro, non soggetto alle leggi italiane come il .it. Perché dovremmo farlo? Lo facciano loro, con i loro siti di m..da. Sono anni che noi siamo le lepri e loro i cani. Che giochiamo in difesa. Ogni giorno una nuova porcata. E’ ora di cambiare musica. Mi sento una lepre mannara, con i denti a sciabola. E’ una bella sensazione. All’inseguimento invece che in fuga. Centinaia di blogger stanno mostrando la faccia, il nome e cognome, il loro indirizzo http con l’iniziativa “FREE BLOGGER”. Sono loro il cambiamento. Non lo fermerete.
"Se tutti i blogger del mondo si dessero la mano..."


E sempre dal blog:

"Obama ha vinto grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. "A campaign powered by people, not the special interests". Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.
L'Obama de noantri, al secolo Topo Gigio Veltroni, dopo aver fracassato le palle a tutti gli italiani sulla somiglianza tra lui e Obama (un insulto persino peggiore dell'abbronzatura dello psiconano) vuole dare una mano alla Rete. Tutti i blogger si stanno toccando. Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Il suo incaricato del Pdmenoelle, in arte Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni:
- partecipate alla petizione per una Rete libera e inviate una mail a Levi e a Veltroni con i vostri suggerimenti
- caricate le vostre foto con la scritta: "LIBERO BLOGGER IN LIBERO STATO" all'indirizzo:
Loro non molleranno mai (ma gli conviene), noi neppure."

Poveri lavoratori.

martedì 11 novembre 2008

Dal Giappone...


Sono arrivati in porto (09/11) a Palermo i 102 ibakusha giapponesi sopravvissuti alle atomiche che in agosto del '45 colpirono Hiroshima e Nagasaki.Il gruppo ha partecipato a un incontro nel Comune e stasera lascera' il capoluogo siciliano diretto a Barcellona. La 'Peace boat', cosi' battezzata, e' stata sostituita con la 'Mona Lisa', dopo un guasto che ha bloccato il gruppo quando si trovava al largo della Turchia. La nave e' partita il 7 settembre da Yokohama per una serie di tappe.

P.s.
Piccola nota polemica,appena arrivati al porto non c'era nessuno delle autorità ad accoglierli...

venerdì 7 novembre 2008

Cercasi lavoro in Europa o USA.

Berlusconi e la gaffe su Obama: "Imbecille chi mi critica"

Silvio Berlusconi non fa marcia indietro: altro che gaffe, "quello di ieri era un complimento". Il premier in partenza da Mosca per Bruxelles per il Consiglio eueropeo, è tornato sulle affermazione sul presidente Usa appena eletto, Barack Obama, che, aveva detto "è giovane, bello e abbronzato". "Ho letto i giornali, certo che sono ancora di buon umore...", ha commentato. Poi il presidente del Consiglio attacca: "Pensavamo che ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi, autocertificarsi pubblicamente. Lo hanno fatto. Li conoscevamo già, ma - ha concluso Berlusconi- non li pensavo così tanto imbecilli".
Le dichiarazioni di Berlusconi fanno il giro del mondo - Intanto le dichiarazioni di giovedì del premier durante l'incontro a Mosca con l'omologo russo Dmitri Medvedev hanno fatto il giro del mondo. Anche perché il palco dal quale ha esternato il suo pensiero su Obama era un palco internazionale, l'incontro bilaterale Italia- Russia. Il premier italiano, nonostante l'incalzare dei giornalisti sulle polemiche che inevitabilmente sarebbero scoppiate sulle sue dichiarazioni non ha dimostrato di voler fare il minimo passo indietro. Anzi ha voluto ribadire il concetto secondo cui si è trattato di una delicatezza, "un grande complimento, una carineria assoluta nei suoi confronti". Una "carineria" che però rischia di trasformarsi in una gaffe internzionale, che potrebbe addirittura offuscare la ormai celebre frase sul "kapò" con cui apostrofò a Bruxelles un deputato tedesco.Da Fini a Gasparri, Obama non piace al Pdl - Berlusconi comunque non si scompone. Del resto lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, poche settimane prima del voto aveva detto che a suo modo di vedere l'America non era pronta per un presidente nero. Il risultato elettorale schiacciante di Barack Obama su John McCain, evidentemente lo smentisce. Ma non è tutto perché ancora mercoledì mattina, a elezione ancora fresca, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, aveva detto nel corso di un'intervista che l'elezione di Obama "avrebbe fatto contenta Al Qaeda". E le parole del premier chiudono il cerchio, gettando un'aura di ambiguità sugli esponenti della maggioranza di governo.
"Mi sono rotto, dico tutto quello che penso" - Ma il premier non arretra di un millimetro e dopo un'ora dalla dichiarazione rivendica con fermezza il "complimento". Rientrando in albergo sbottava con i cronisti che lo interrogavano sulle prevedibili polemiche: "Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a...". E poi rincara la dose: "Perché? C'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione è buona. Io mi sono veramente rotto e dico tutto quello che penso", ha aggiunto il premier.

Garavini (PD) su Berlusconi: ”Frase di rara stupidità, è semplicemente una vergogna"

"È semplicemente una vergogna. Per tutto il mondo l’elezione di Obama è un segno di speranza, solo in Italia abbiamo un Primo Ministro che inventa una frase di rara stupidità sul colore della pelle del nuovo Presidente”. Commenta così l’on. Laura Garavini (PD), eletta nella circoscrizione Europa, la frase di Berlusconi secondo cui Obama sarebbe “giovane, bello e anche abbronzato”. „Qualcuno si è stupito che noi italiani all’estero, in Europa, anche alle ultime elezioni abbiamo detto ‘No’ con grandissima maggioranza a Berlusconi. Ma vivendo ogni giorno accanto a tedeschi, francesi, svizzeri, belgi, inglesi, spagnoli ci si vergogna ancora di più di un Primo Ministro che rende l’Italia ridicola in tutto il mondo”.
Continua sarcasticamente la Garavini che in questi giorni sta incontrando la comunità italiana in Spagna: “Berlusconi dice che tutti quelli che non riconoscono la grandezza umoristica della sua battuta, si meritano ‘la laurea del coglione’? Allora mi metto subito in fila a prendermi questa laurea e ne andrò anche fiera! Queste sue frasi a mente fredda rendono il caso ancora più grave. È il segno che Berlusconi ha ormai completamente perso il contatto con la realtà. Spero che almeno qualcuno intorno a lui abbia il coraggio di dire a Berlusconi che sta procurando un grandissimo danno all’immagine dell’Italia in tutto il mondo”.
Secondo la deputata PD eletta all’estero dietro alla stupida battuta di Berlusconi “c’è la consapevolezza sua che con Obama sta iniziando una nuova epoca nella politica mondiale. Un mondo con più tolleranza e meno divisioni, con più opportunità per tutti, con più giustizia sociale, con più formazione, con più intelligenza nel produrre energia. Una nuova epoca in cui Berlusconi sembra un povero mammut in via di estinzione politica”.

P.s.
Vi invito a leggere qui

P.p.s.
Aiuto,qualcuno ci invada,qualcuno ci liberi,chiamatela come volete atto di pace o guerra,ma mandate un esercito a cacciare l'attuale governo...

Angeli Negri

Ripenso a Obama, al fatto che una persona notevole e positiva ha conquistato un posto importante per l'intero pianeta, penso al fatto di quanto rischi la vita,e penso a tutto quello che ha promesso tra cui l'apertura verso Cuba e verso l'america del sud (leggasi Venezuela...).

E mentre penso a tutto questo, mi fulmina il pensiero di Gasparri e Berlusconi, che nelle giuste condizioni potrebbero pure essere un duo comico come Gianni e Pinotto ma in realtà fanno piangere più che ridere,e infatti:

Gasparri: Con Obama alla Casa Bianca, al Qaeda sarà molto più contenta.
Berlusconi: Obama è bello,giovani e abbronzato...

E ripenso a Angeli Negri degli Squallor (1973)
- Pittore…
- Sì?…
- Ti voglio bleffare…
- Bene, fai pure ragazzo.
- Mentre dipingi un altare…
- Eh, una volta, ormai…
- Io sono un povero bianco
- Eh…
- Ma nel Signore son stanco…
- Riposati, non so, piglia una sedia, un'aranciata…
- Per te la Vergine è bianca…
- E per me è negra, oh!…
- Dammi un angioletto d'oro.- No
.- Tutti i bimbi hanno un cuore…
- Eh, tu no.
- Anche se son solo negri. Se tu dipingi con ardor…
- Dipingo!…
- Se tu dipingi con dolor…
- Ma lo faccio!…
- Perché dipingi il mio color?
- Ma sono fatti miei, scusa!…
- Perché mi fai in technicolor?
- Ma, son cose mie!…
- Perché mi fai in technicolor?
- Ma non t'arrabbiare!…
- Sono un povero negro…
- Eh…
- Ed una scossa ti chiedo.
- E, tieni!…
- Pittore ti voglio parlare…
- Come dici?
- Torero…
- Sì?
- Ti voglio parlare…
- Lo so…
- Mentre incornici l'altare…
- Ma sono cose mie, non ti voglio nemmeno spiegare…
- Io sono un povero negro…
- Eh…
- Ed una grazia ti prego.
- Mh.
- Pittore, ti voglio parlare
- Ma sono qui che t'ascolto!…
- Porco can, mentre dipingi l'altare, io sono un povero negro ed una grassia ti chiedo.
- Mi fai quasi commuovere. Dimmi.
- La vergine è bianca.
- Eh…- Non ho un soldo per pagare la barca.
- E nuota…
- Dipingi con ardor, io sono un povero negro, ed una grazia io ti prego. Pittore, ti voglio parlare…
- Non piangere adesso, dai…
- Mentre dipingi l'altare.
- Sono tutto sporco, vedi…
- Non ho che un soldo nel negro…
- L'hai contato?
- E… e alla corsa ci credo.


Pittore ti prego, cancella sti cojoni e mettici un angelitos negros...

giovedì 6 novembre 2008

NON siamo tutti americani.

Da qualche tempo si abusava di questa frase modificata di JFK , e tutti i politici a dire "siamo tutti americani" per ogni motivo di politica estera che riguardava gli Stati Uniti.
In particolare era molto usata dai politici della destra e dalle schiappe che vegetano in parlamento.

Bene,oggi possiamo dire con certezza che NON siamo tutti americani:
- perchè abbiamo una democrazia morente,
- perchè abbiamo un premier ridicolo,qualunquista e sopratutto con un idea personale di democrazia e troppa voglia di vestirsi di nero,
- perchè siamo profondamente razzisti,
- perchè mentre negli Stati Uniti si pensa a una sanità per tutti,da noi si pensa a privatizzare quello che è pubblico.

Per tutto questo e molto molto altro, noi NON siamo americani, ma nelle situazioni più assurde proviamo a imitarli con risultati pessimi.

P.s.
Auguri a Obama ne avrà bisogno.

lunedì 3 novembre 2008

Il Sindaco paga e Catania si accende.

E fu (finalmente!) luce.Torna ad illuminarsi la città di Catania,rimasta al buio per diversi mesi a causa del mancato pagamento all’Enel delle bollette per la fornitura dell’energia elettrica. Stamani ad annunciare che entro il 20 di questo mese ,Catania tornerà ad essere illuminata totalmente, è stato il sindaco Stancanelli. Il primo cittadino catanese, che ha iniziato a pagare i debiti con l’ente fornitore di energia, ha dichiarato che saranno necessarie due settimane per tornare a far riaccendere Catania ed avere cosi un Natale, seppur freddo dal punto di vista meteo, almeno non buio. I tecnici delle società di manutenzione legate all’Enel sono già al lavoro da alcuni giorni, effetto questo del pagamento del primo milione di euro versato dal comune etneo, che ha iniziato il saldo dei debiti acquisiti con Enel. Nei prossimi giorni questa opera di pagamento dei debiti verrà completata,col pagamento di altre tranche di diversi milioni. In questo modo si arriverà entro Dicembre, secondo il calendario stabilito tra i vertici dell’azienda elettrica ed il sindaco, al pagamento dei 9 milioni di euro stabiliti dagli accordi. Entro Settembre dell’anno prossimo poi si dovrà provvedere all’azzeramento totale dei debiti del Comune con Enel che allo stato attuale superano i 20 milioni! Il sindaco a tal proposito ha dichiarato:“Continua questa opera di accensione, ogni sera Catania si illumina sempre più e mi auguro che da qui al 20 Novembre massimo,tutta la città finalmente, dopo 10 mesi di buio possa riaccendersi” Resta comunque critica la situazione a Librino,dove a causa di disperati teppisti, la rete di illuminazione è stata praticamente cancellata, a causa del furto dei fili di rame. Il popoloso rione sarà uno degli ultimi per questo, ad essere illuminato, poiché si dovrà ripristinare in toto il percorso elettrico. Esplicite le parole dell’addetto alle relazioni esterne Enel,Massimo Bruno che ha dichiarato:”Stiamo provvedendo al ripristino di quelle aree dove vi erano state delle manomissioni sulla rete anche con interventi di manutenzione straordinaria”. Pare quindi giunto al capolinea la questione illuminazione pubblica a Catania, che durante questi mesi ha fatto piombare la città in una sorte di incubo,rendendola una città fantasma,una sorta di Gotham City senza però supereroi. Ovviamente si spera che con l’accensione delle luminarie, la città stessa torni a illuminarsi di quella luce propria che la rende una delle città più belle d’Italia. GT.



p.s. di Al

nella foto la bella città...


Marco Travaglio - Passaparola - La P2 è viva e lotta con noi - 03/11/08

We Can Work It Out

Try to see it my way,
Do I have to keep on talking till I can't go on?
While you see it your way,
Run the risk of knowing that our love may soon be gone.

We can work it out,
We can work it out.

Think of what you're saying.
You can get it wrong and still you think that it's all right.
Think of what I'm saying,
We can work it out and get it straight, or say good night.

We can work it out,
We can work it out.
Bridge:Life is very short, and there's no time
For fussing and fighting, my friend.
I have always thought that it's a crime,
So I will ask you once again.

Try to see it my way,
Only time will tell if I am right or I am wrong.
While you see it your way
There's a chance that we might fall apart before too long.

We can work it out,
We can work it out.

Bridge:Life is very short, and there's no time
For fussing and fighting, my friend.
I have always thought that it's a crime,
So I will ask you once again.

Try to see it my way,
Only time will tell if I am right or I am wrong.
While you see it your way
There's a chance that we might fall apart before too long.

We can work it out,
We can work it out.

domenica 2 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008

martedì 28 ottobre 2008

Il quiz del blog: trova le differenze!!!




(irrisolvibile...)

Marco Travaglio - Passaparola - Rete4,l'immortale - 27/10/08

Marco Travaglio - Passaparola - Carnevale in Cassazione. Falcone... - 13/10/08

La bolla di sapone.

Ieri in Italia è giunta la notizia di un mancato attentato al candidato alla presidenza americana Obama, grandi titoli sia su carta stampata che online, sembrava una cosa "seria", poi andando a spulciare la stampa americana la cosa è molto più ridimensionata,tanto che la stessa Cnn ha relegato la notizia in seconda (o terza) pagina.

Qui potete leggere la notizia come è stata riportata in Italia.

E qui come è stata riportata in USA.

Non ci vuole molto a capire,quanto la stampa italiana sia manipolata e come spesso il fattore "terrore" sia la spinta che fà muovere la pubblicazione di alcune notizie piuttosto che altre.

Questo è facilmente riconducibile al solito problema di mancanza di indipendenza e libertà di stampa che da sempre si trova nei giornalisti italiani.
La domanda a questo punto da farsi è : chi aveva vantaggio a gonfiare questa vicenda qui in Italia?
Si tratta di una mancanza di notizie oppure c'è qualche altra notiziola che si preferisce far passare in secondo piano?

sabato 25 ottobre 2008

Cossiga fuori dal Parlamento

Estratto dell'intervista rilasciata dal Senatore F.Cossiga (nella foto in divisa) sul giornale Quotidiano Nazionale :

"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".Non esagero,credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.
E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.[...]
Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perchè il fuoco non fu spento per tempo. [...] "




F.Cossiga


Leggi l'articolo sul Blog di Beppe Grillo

mercoledì 22 ottobre 2008

La nostra amata Sicilia.

Ieri
Calogero Mannino - Senatore DC
La sua figura fu associata all'immagine di un "potente" messo alle corde dalla Dda di Palermo. Mannino è stato accusato di essere stato amico dei potenti esattori mafiosi Nino e Ignazio Salvo, referente del clan Grassonelli di Agrigento, legato a esponenti della "stidda", coinvolto nella gestione mafiosa degli appalti. Contro il politico dc erano pesate le dichiarazioni di pentiti, tra i quali Gioacchino Pennino, Gaspare Mutolo, Giovanni Drago, Leonardo Messina, Francesco Di Carlo, Giuseppe Croce Benvenuto, Giovanni Calafato. E anche rapporti degli investigatori e intercettazioni telefoniche e ambientali. In un'ottica aggiornata furono letti episodi antichi e recenti, ricondotti dai magistrati a un complesso sistema di "relazioni pericolose", sul quale Mannino avrebbe costruito le sue fortune elettorali e politiche.
Il processo di primo grado, cominciato il 28 novembre 1995, e' andato avanti per oltre 5 anni e mezzo con 280 udienze. Nel lungo dibattimento sono stati valutati tutti gli elementi dell'accusa incentrata sulla tesi, sviluppata dai pm Teresa Principato (adesso pm alla Direzione nazionale antimafia) e Vittorio Teresi (sostituto procuratore generale), di una "dimestichezza di rapporti" con la mafia. I pm hanno citato contatti con Giuseppe Grassonelli e incontri con i boss Giuseppe Settecasi e Vito Cascio Ferro, scambi con la mafia degli appalti. Mannino ha sempre negato ogni compromesso con Cosa nostra e ha anche ribaltato la ricostruzione di un altro episodio controverso: la partecipazione come testimone alle nozze del figlio del boss Gerlando Caruana di Siculiana. Alle contestazioni dell'accusa l' ex ministro ha replicato, spiegando di essere stato testimone per la sposa, figlia del segretario della sezione dc del paese. E il vicecapo della polizia Antonio Manganelli, testimoniando nel processo, ha detto che allora i Caruana non risultavano mafiosi. Sui Salvo, Mannino ha affermato che ne fu un avversario sin da quando, come assessore regionale alle Finanze, si impegno' per fare ridurre l'aggio concesso alle loro esattorie. L'accusa ha parlato invece di uno scambio di "favori" e di scelte amministrative che, con Mannino assessore, favorirono i Salvo con una "serie di atti illegittimi". Tra accusa e difesa si e' svolto in questi anni un serrato confronto sulla condotta politica e sull'impegno antimafia che l'ex ministro ha rivendicato per se' anche nella Dc siciliana: ha, tra l'altro, sostenuto di avere isolato gia' nel congresso di Agrigento del 1983 il gruppo di Vito Ciancimino. Ma l'accusa ha replicato sostenendo il carattere trasformistico di un' operazione che avrebbe consentito a Mannino di accogliere i cianciminiani e di assicurarsene il sostegno elettorale.





Oggi
Calogero Mannino - Senatore UDC
''Oggi, dopo lunghi anni di sofferenza, per il mio amico Lillo Mannino, per la sua famiglia e per quanti gli sono stati affettosamente vicini e gli hanno voluto bene, si chiude un capitolo amaro. Per me, che non ho mai dubitato della sua onesta, della sua levatura morale e politica e' un giorno di gioia. Mannino oggi vede riaffermata, dopo un lungo calvario, la sua figura di uomo politico, di grande amministratore e di fedele uomo delle istituzioni''.Lo ha dichiarato il senatore e vice segretario dell'Udc, Toto' Cuffaro, commentando la notizia dell'assoluzione del senatore Calogero Mannino.E il senatore Francesco D'Onofrio aggiunge: ''Ero convinto dell'innocenza di Calogero Mannino gia' quando per primo andai a trovarlo a Rebibbia, dopo il suo arresto. Oggi non posso che essere lietissimo per la sua, pur tardiva, assoluzione''.

Marco Travaglio - Passaparola - Informazione nordcoreana - 20/10/08

martedì 21 ottobre 2008

X X X

lunedì 20 ottobre 2008

Black MP in warning to 'racist' Italy

Dal nostro corrispondente Nic. dal Regno Unito

Italy's only black MP has warned of growing racism after a surge in attacks on immigrants across the country.

'Immigrants are becoming the enemy,' said Jean-Léonard Touadi, 49, who was born in Congo and went to Italy in 1979. 'With an economic crisis under way, Italy has found a scapegoat to blame its woes on.'

Touadi, a member of the opposition Values party, spoke out after a spate of assaults on immigrants. In Milan last month Abdul William Guibre, 19, originally from Burkina Faso, was beaten to death in an attack which made headlines across Italy. After accusing Guibre of stealing a packet of biscuits, a bar owner and his son called him a 'dirty black' and set on him with a metal pole.

A Senegalese man selling handbags in a Milan street market was beaten with a baseball bat after stallholders reportedly accused him of 'stealing work from Italians'. Outside Naples, six African migrants were shot dead recently by the local mafia, while in Rome a Chinese immigrant was beaten up by boys as young as 15. A Somalian-born woman claimed that at Rome's Ciampino airport she was strip-searched and verbally abused when going through customs. The government's response to the alleged airport incident was swift. The Interior Minister, Roberto Maroni, said he would personally sue the woman for lying. 'Between her version and that of the police I would have no doubt about believing the police,' said Senate leader Maurizio Gasparri.

The attacks have come as Italy begins to come to terms with a new generation of black Italians, born to African immigrants who began to arrive in greater numbers towards the end of the 1980s. Milan residents expressed astonishment to reporters when the young blacks who demonstrated after Guibre's murder shouted slogans in thick Milan accents.

One emerging black Italian hero making a name in Milan is 18-year-old Mario Balotelli, tipped by many as a future star of the national football team. Born in Palermo to Ghanaian immigrants, Balotelli is on the books of Inter Milan, champions of Serie A, and is one of the first role models for black Italians. Last week he scored two goals for the Italian under-21 side in a 3-1 victory over Israel.

'There are now Italians here with non-Italian horizons and this is our future,' said Touadi. For the MP, who forged a career in journalism and local politics in Rome before entering parliament this year, the rising number of incidents is linked to the increasingly strident tone of Maroni's party, the anti-immigrant Northern League, which is a linchpin in Silvio Berlusconi's governing coalition.

'The League is pushing discrimination, separation and xenophobia and dragging the government, and with it Italy, towards the systematic violation of human rights,' he said, citing proposals tabled this month by the party which call for the expulsion of legal immigrants who commit a certain number of offences, restrictions on mixed marriages and a new obligation on doctors to report illegal immigrants in their care. Previous moves to expel vagrant Romanians and jail illegal immigrants were challenged last week by the EU.

'For the League, the real problem is not illegal immigration, it's immigration. They need to stop while there is still time,' said Touadi. With legal immigrant numbers rising 17 per cent last year to 3.6 million, Touadi said the spectre of fascism was returning to haunt Italy. 'We've seen Rome taxi drivers chanting "Duce, Duce" at the town hall when the new right-wing mayor was elected this year and now fans with swastikas are following the national football team. Italy will need millions of immigrants to maintain its workforce if birth rates continue to be low, and entire sectors of the economy, like hotels and agriculture, would go under now without them, but the government prefers demagoguery.'

For Touadi, Italians are being led astray by their leaders. 'Italians are better than this, starting from the Catholic tradition of giving support, to the constitution, which emerged from fascism to focus on individual rights, to Italy's own history of emigration.'

The brutal murder of an Italian woman in a Rome back street last year, allegedly by a Romanian immigrant, sparked a backlash against immigrants. 'There has been an increase in crime by immigrants - to ignore that would be false political correctness,' said Touadi. 'But how can the government focus only on them when four regions in southern Italy are controlled by the mafia?'

The mafia, in turn, has become an enthusiastic employer of illegal migrants, using them to sell pirated CDs, fake Prada bags and cocaine.

Touradi said the demonstration for Guibre in Milan brought together second generation Italians from different origins and religions for the first time.

'They will now look for a political role,' he said. 'Their voice enriches Italian culture.'

Pushing Italy towards multiculturalism may not, however, win over Italy's politicians, he warned. 'After the 7/7 bombings in London, politicians claimed the UK was paying for being too tolerant.'

For Touadi, a compromise is in order. 'We need to prevent communities becoming too isolated. In Rome we worked to stop Chinatown becoming wall-to-wall Chinese stores, leaving room for the old Roman shops like the bakery.'

The Observer, Sunday October 19 2008

mercoledì 15 ottobre 2008

Diritto alla Parola




ANDRO' via dall'Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...", dice Roberto Saviano. "Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".

La verità, la sola oscena verità che, in ore come queste, appare con tragica evidenza è che Roberto Saviano è un uomo solo. Non so se sia giusto dirlo già un uomo immaginando o pretendendo di rintracciare nella sua personalità, nella sua fermezza d'animo, nella sua stessa fisicità la potenza sorprendente e matura del suo romanzo, Gomorra. Roberto è ancora un ragazzo, a vederlo. Ha un corpo minuto, occhi sempre in movimento. Sa essere, nello stesso tempo, malizioso e insicuro, timidissimo e scaltro. La sua è ancora una rincorsa verso se stesso e lungo questo sentiero è stato catturato da uno straordinario successo, da un'imprevedibile popolarità, dall'odio assoluto e assassino di una mafia, dal rancore dei quietisti e dei pavidi, dall'invidia di molti. Saranno forse queste le ragioni che spiegano come nel suo volto oggi coabitino, alternandosi fraternamente, le rughe della diffidenza e le ombre della giovanile fiducia di chi sa che la gioia - e non il dolore - accresce la vita di un uomo. "Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all'anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, "usarmi". E' come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell'attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell'energia sociale che - come un'esplosione, come un sisma - ha imposto all'agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E' la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono.... I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E' una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?".
Piacciono poco, da noi, i martiri. Morti e sepolti, li si può ancora, periodicamente, sopportare. Vivi, diventano antipatici. Molto antipatici. Roberto Saviano è molto antipatico a troppi. Può capitare di essere infastiditi dalla sua faccia in giro sulle prime pagine. Può capitare che ci si sorprenda a pensare a lui non come a una persona inseguita da una concreta minaccia di morte, a un ragazzo precipitato in un destino, ma come a una personalità che sa gestire con sapienza la sua immagine e fortuna. Capita anche in queste ore, qui e lì. E' poca, inutile cosa però chiedersi se la minaccia di oggi contro Roberto Saviano sia attendibile o quanto attendibile, più attendibile della penultima e quanto di più? O chiedersi se davvero quel Giuseppe Setola lo voglia disintegrare, prima di Natale, con il tritolo lungo l'autostrada Napoli-Roma o se gli assassini si siano già procurati, come dice uno di loro, l'esplosivo e i detonatori. O interrogarsi se la confidenza giunta alle orecchie delle polizie sia certa o soltanto probabile.
E' poca e inutile cosa, dico, perché, se i Casalesi ne avranno la possibilità, uccideranno Roberto Saviano. Dovesse essere l'ultimo sangue che versano. Sono ridotti a mal partito, stressati, accerchiati, incalzati, impoveriti e devono dimostrare l'inesorabilità del loro dominio. Devono poter provare alla comunità criminale e, nei loro territori, ai "sudditi" che nessuno li può sfidare impunemente senza mettere nel conto che alla sfida seguirà la morte, come il giorno segue la notte.

Lo sento addosso come un cattivo odore l'odio che mi circonda. Non è necessario che ascolti le loro intercettazioni e confessioni o legga sulle mura di Casale di Principe: "Saviano è un uomo di merda". Nessuno da quelle parti pensa che io abbia fatto soltanto il mio dovere, quello che pensavo fosse il mio dovere. Non mi riconoscono nemmeno l'onore delle armi che solitamente offrono ai poliziotti che li arrestano o ai giudici che li condannano. E questo mi fa incazzare. Il discredito che mi lanciano contro è di altra natura. Non dicono: "Saviano è un ricchione". No, dicono, si è arricchito. Quell'infame ci ha messo sulla bocca degli italiani, nel fuoco del governo e addirittura dell'esercito, ci ha messo davanti a queste fottute telecamere per soldi. Vuole soltanto diventare ricco: ecco perché quell'infame ha scritto il libro. E quest'argomento mette insieme la parte sana e quella malata di Casale. Mi mette contro anche i miei amici che mi dicono: bella vita la tua, hai fatto i soldi e noi invece tiriamo avanti con cinquecento euro al mese e poi dovremmo difenderti da chi ti odia e ti vuole morto? E perché, diccene la ragione? Prima ero ferito da questa follia, ora non più. Non mi sorprende più nulla. Mi sembra di aver capito che scaricando su di me tutti i veleni distruttivi, l'intera comunità può liberarsi della malattia che l'affligge, può continuare a pensare che quel male non ci sia o sia trascurabile; che tutto sommato sia sopportabile a confronto delle disgrazie provocate dal mio lavoro. Diventare il capro espiatorio dell'inciviltà e dell'impotenza dei Casalesi e di molti italiani del Mezzogiorno mi rende più obiettivo, più lucido da qualche tempo. Sono solo uno scrittore, mi dico, e ho usato soltanto le parole. Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante. Sia benedetto il mercato, se chiede altre parole, altri racconti, altre rappresentazioni dei Casalesi e delle mafie. Ogni nuovo libro che si pubblica e si vende sarà per loro una sconfitta. E' il peso delle parole che ha messo in movimento le coscienze, la pubblica opinione, l'informazione. Negli anni novanta, la strage di immigrati a Pescopagano - ne ammazzarono cinque - finì in un titolo a una colonna nelle cronache nazionali dei giornali. Oggi, la strage dei ghanesi di Castelvolturno ha costretto il governo a un impegno paragonabile soltanto alla risposta a Cosa Nostra dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio. Non pensavo che potessimo giungere a questo. Non pensavo che un libro - soltanto un libro - potesse provocare questo terremoto. Subito dopo però penso che io devo rispettare, come rispetto me stesso, questa magia delle parole. Devo assecondarla, coltivarla, meritarmela questa forza. Perché è la mia vita. Perché credo che, soltanto scrivendo, la mia vita sia degna di essere vissuta. Ho sentito, per molto tempo, come un obbligo morale diventare un simbolo, accettare di essere al proscenio anche al di là della mia voglia. L'ho fatto e non ne sono pentito. Ho rifiutato due anni fa, come pure mi consigliavano, di andarmene a vivere a New York. Avrei potuto scrivere di altro, come ho intenzione di fare. Sono restato, ma per quanto tempo dovrò portare questa croce? Forse se avessi una famiglia, se avessi dei figli - come li hanno i miei "angeli custodi", ognuno di loro non ne ha meno di tre - avrei un altro equilibrio. Avrei un casa dove tornare, un affetto da difendere, una nostalgia. Non è così. Io ho soltanto le parole, oggi, a cui provvedere, di cui occuparmi. E voglio farlo, devo farlo. Come devo - lo so - ricostruire la mia vita lontano dalle ombre. Anche se non ho il coraggio di dirlo, ai carabinieri di Napoli che mi proteggono come un figlio, agli uomini che da anni si occupano della mia sicurezza. Non ho il cuore di dirglielo. Sai, nessuno di loro ha chiesto di andar via dopo quest'ultimo allarme, e questa loro ostinazione mi commuove. Mi hanno solo detto: "Robe', tranquillo, ché non ci faremo fottere da quelli là"".

A chi appartiene la vita di Roberto? Soltanto a lui che può perderla? Il destino di Saviano - quale saranno da oggi i suoi giorni, quale sarà il luogo dove sceglierà, "per il momento", di scrivere per noi le sue parole necessarie - sono sempre di più un affare della democrazia italiana.
La sua vita disarmata - o armata soltanto di parole - è caduta in un'area d'indistinzione dove sembra non esserci alcuna tradizionale differenza tra la guerra e la pace, se la mafia può dichiarare guerra allo Stato e lo Stato per troppo tempo non ha saputo né cancellare quella violenza sugli uomini e le cose né ripristinare diritti essenziali. A cominciare dal più originario dei diritti democratici: il diritto alla parola. Se perde Saviano, perderemo irrimediabilmente tutti.

G.D'avanzo - Repubblica.it - 15/10/08

martedì 14 ottobre 2008

Disco Lies

domenica 12 ottobre 2008

...e se lo dice lei!!!




Tnx Nic,per la segnalazione.

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