We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile.

sabato 20 dicembre 2008

Home of the brave


Titolo originale: Home of the brave
Nazione: U.S.A., Marocco
Anno: 2006
Genere: Azione, Drammatico, Guerra
Durata: 105'
Regia: Irwin Winkler

Cast: Samuel L. Jackson, Jessica Biel, Brian Presley, Christina Ricci, 50 Cent, Chad Michael Murray, Joyce M. Cameron, Victoria Rowell
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer

Macchiavelli: Le guerre cominciano dove si decide ma non finiscono dove si vorrebbe...
Ci sono guerre diversamente percepite dall’immaginario collettivo, alcune vissute come giuste, altre diversamente. Ma in entrambi i casi il destino dei reduci sarà sempre durissimo, come molti film ci hanno mostrato (per la Seconda Guerra I migliori anni della nostra vita, ancora oggi di grande attualità ed efficacia, Uomini-Il mio corpo ti appartiene con l’esordiente Marlon Brando, per arrivare fino a Flags of Our Fathers), e a seguire le mille storie dei reduci del Vietnam, finora i più disadattati, con Il cacciatore, Tornando a casa, culminate con Nato il 4 luglio, di Oliver Stone. Poi inevitabilmente si è aperto il filone dei reduci dalla prima guerra in Iraq nel 1990 per arrivare ai giorni nostri, con l’Afghanistan e di nuovo l’Iraq. Dopo aver visto, subito, inflitto atrocità di ogni genere, molti militari sono tornati alla banale vita di tutti i giorni mutilati nel corpo o nello spirito, ignorati o incompresi se non respinti dall’opinione pubblica. Sviliti in lavoretti concessi come carità dopo essere stati addestratissime armi da guerra per il proprio paese, male hanno accettato una way of life ormai sentita estranea, diventando spesso protagonisti di fatti di violenza e di suicidi.

I protagonisti della storia di Home of the Brave, pochi giorni prima di essere congedati restano coinvolti in un’imboscata, nella quale alcuni trovano la morte, altri rimangono gravemente feriti.
Rimpatriati d’urgenza, dopo adeguate cure fanno ritorno al paesello. Ma niente è più come prima e il loro destino in questo film seguirà strade canoniche Il medico (Samuel Jackson) dopo essere sprofondato nell’alcool accetterà di sottoporsi ad una terapia per cercare di recuperare la propria famiglia, che lo attende anche se messa a dura prova. La soldatessa (Jessica Biel) che ha perduto la mano e si trova con un arto artificiale, subirà con sofferenza la sua nuova condizione di disabile e troverà per sua fortuna un uomo comprensivo e innamorato con il quale ricostruire una vita per se e per il figlioletto. Il giovane militare (Brian Presley) dopo mesi di sbandamento e alienazione tornerà nell’esercito per un lecito anche se discutibile senso di solidarietà con i tanti che sono rimasti.

Il soldato di colore (Curtis-50 Cent-Jackson) finirà in modo violento, incapace di gestire i suoi traumi. Tutto già molto visto dunque. Senza contare le ferite intanto subite dalla popolazione civile nel paese occupato, su cui il film non si interroga, è come se sullo schermo lampeggiasse un gigantesco “perché”. Il noto regista Irwin Winkler classe 1931, regista e/o produttore di Non si uccidono così anche i cavalli, la serie di Rocky, New York New York, Toro scatenato, Music Box, Indiziato di reato e molti altri ancora, notoriamente un liberal, confeziona un piccolo film semplice su una storia come tante, spinto evidentemente dalla necessità di dire la sua con civiltà e pacatezza, senza scavare nelle cause della guerra o nei moventi dell’arruolamento, senza esprimere certezze o tranciare giudizi ma prendendosi a cuore le sorti di chi, conscio o meno, convinto o meno, è partito per “fare il suo dovere”, come il Ron Kovic di Nato il 4 luglio, per ritrovarsi poi messo in discussione non solo dal prossimo ma anche di fronte a se stesso ed ai suoi doveri famigliari. In Home of the Brave non si discute su quanto l’attuale conflitto sia giusto, quanto sia contestato o apprezzato: fra quelli che vi hanno partecipato, alcuni lo hanno fatto per un personale, forse deviato senso del dovere, come il protagonista del film di Stone. Come tali, anche pensandola diversamente, meritano rispetto da parte dei civili e adeguato supporto dal governo che hanno servito.

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