We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile.

lunedì 24 marzo 2008

Trovo molto interessante.

3° B di un I.T.C. Una classe di classici figli di. Ho dubbi amletici tipici dei 16: essere o non essere patetici. Eh si, ho gli occhiali spessi, vedessi.. amici che spesso mi chiamano Nessy,
indefessi mi pressano come uno stencil.. Bud Spencer e Terence Hill repressi, con grossi limiti
ma imbottiti di bicipiti da divi che invidi, vengono i brividi se per fare i fighi lasciano lividi.
Non vivo di pallone, non parlo di figone, non indosso vesti buone, quindi sono fuori da ogni discussione.
No, non mi conoscono ma tirano le loro nocche sul mio profilo da Cyrano,
se sei violento tutti qua dentro ti stimano, se sei mite di te ridono come di Totò,
però chi è mansueto come me sa che quando le palle si fanno cubiche,
come un kamikaze che si fa di sakè metto a fuoco intorno a me.

Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente

Affianco al mio banco un hippoppettaro sniffa polvere da sparo, dice che un tipo è capace
per quanti buchi ha nel torace, lo capisco ma preferisco Karol a dischi di artisti muscolosi,
orgogliosi dei loro trascorsi malavitosi, vanitosi ripresi con pose da bellicosi mentre io sono fiacco
ed ho la mononucleosi, studio in una classe di rissosi eccitati dai globuli rossi manco fossero Bela Lugosi. Tieni presente che sono commosso cerebralmente da gesti eccessivamente affettuosi.
A 16 anni le opzioni sono 2 visto che o diventi pugile o diventi come me che sono debole,
che non ho regole, che ho roba demodè, che detesto il chiché dell’uomo che non deve chiedere mai,
dato che se non chiedi non sai, dato che adoro Wharol e Wilde, dato che se mi cerchi
mi troverai nel viavai di un gay pride, ma sappi che se mi provocherai sono guai,
Dottor Jackill diventa Mr Hide e ti ammazza stecchito col Raid.

Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente

Cari professori miei, io vorrei che in giro ci fossero meno bulli del cazzo e più gay,
più dreadlock e meno monclair, più Stratocaster e meno DJ, chiama la strega di Blair
che ho un progetto in mente: rimanere sempre adolescente. Io sono molto calmo ma nella mente
ho un virus latente incline ad azioni violente. Si sente sempre più spesso che sono un pazzo depresso.
Meglio depressi che stronzi del tipo “Me ne fotto” , perché non dicono “Io mi interesso”?
che si inculino un cipresso, dunque, tanto il mio destino è stare solo con chiunque.
Alle bestie regalerò i miei sorrisi come Francesco d’Assisi e Pippi Calzelunghe

Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente

venerdì 21 marzo 2008

Ci dispiace ugualmente,va bene?


  • Signori, non potete fare a botte in Centrale Operativa! (Merkin Muffley)

  • Senza dubbio, mein Führer! Coi reattori nucleari... Eh, volevo dire: signor Presidente. (Il Dottor Stranamore)

  • Perché, insomma, lo scopo dell'ordigno "Fine di Mondo" è perduto se si tiene segreto. Perché non l'avete detto al mondo, eh? (Il Dottor Stranamore)

  • Signor Presidente, io non dico che non ci costerà proprio niente. Però io dico non più di 10-20 milioni di morti. Massimo, ah... questione di fortuna. (Il Generale Turgidson)



  • Mein Führer! Io cammino! (Il Dottor Stranamore mentre, preso dall'entusiasmo nel descrivere le avventure che si apprestano davanti a loro, si solleva dalla sua sedia a rotelle)


  • Siamo sulla rotta d'attacco, ragazzi. Questi portelloni li apro a costo di dover usare l'apriscatole. (Il Maggiore T.J. "King" Kong, mentre va nell'alloggiamento della bomba per riparare un problema meccanico)


  • Dunque, ragazzi: abbiamo tre motori fuori combattimento e abbiamo nella pancia più buchi di uno scolabrodo. La radio è partita, perdiamo carburante, e se scendiamo un altro po' ci vogliono gli sci, invece delle ali. Però un vantaggio ce l'abbiamo, sui russi: a questa altezza ci possono arpionare, magari, ma sullo schermo del radar sicuramente non ci trovano. (Il Maggiore T.J. "King" Kong, ai suoi uomini)



  • La deterrenza è l'arte di creare nell'animo dell'eventuale nemico il terrore di attaccare. Ed è proprio a causa dei congegni che determinano la decisione automatica irreversibile, escludendo ogni indebita interferenza umana, che l'ordigno "Fine di Mondo" è terrorizzante, eh, eh, eh, e di facile comprensione. E assolutamente credibile e convincente. (Dottor Stranamore)

  • Pronto? ... Eh-eh... pro... pronto, Dimitri? Dimitri, non sento molto bene. Ti dispiacerebbe abbassare un po' il giradischi? Adesso è molto meglio, sì. Eh... Sì, sì, bene. Ti sento alla perfezione, Dimitri. La voce mi arriva chiara e senza il minimo disturbo. Anch'io non sono disturbato, vero? Bene, bene... Allora vuol dire che nè io né te siamo disturbati. Bene. Sì, è una bella cosa che tu stia bene e anch'io. Sono dello stesso parere. È bello stare bene. Senti un po', Dimitri... Ti ricordi che noi... noi abbiamo sempre parlato di questa possibilità che succedesse qualche inconveniente con la bomba? La bomba, Dimitri. La bomba all'idrogeno. Beh, insomma, è successo questo: uno dei nostri comandanti di base ha... ha... ha... ha avuto come... beh, insomma, gli è girato il boccino. Beh, sai, è diventato un po'... strano, e... Insomma, ha fatto una sciocchezzuola... Ecco, adesso ti dico cosa ha fatto: ha ordinato ai suoi aerei di venirvi a bombardare. Ma lasciami finire, Dimitri! Lasciami finire, Dimitri! Ma cosa credi, che io mi stia divertendo? Tu te l'immagini quello che sto passando io, Dimitri? E se no perché t'avrei telefonato? Per dirti "ciao"? (Merkin Muffley)




  • Questo è un corpo-a-corpo nucleare coi russi! (Il Maggiore T.J. "King" Kong)


  • Dispiace anche a me Dmitri... Mi dispiace molto... Va bene, dispiace più a te che a me, però dispiace anche a me... A me dispiace quanto a te, Dmitri! Non devi dire che a te dispiace più che a me, perché io ho il diritto di essere dispiaciuto quanto lo sei tu, né più né meno... Ci dispiace ugualmente, va bene...? D'accordo. (Merkin Muffley)


lunedì 17 marzo 2008

Disse la vacca al mulo


Lui : Eravamo fidanzati, poooooi, tu mi hai lasciato, senza addurre motivazioni plausibili...

Lei: Noo...o....oooh..on e' vero, tu non capisci l'universo femminile, la mia spiccata sensibilita', si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista...

...ciononostante...

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Esco appena da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo !

(musichetta...)(il momento dello humor ci vuole)

Lui: Rimani in casa.
Lei: Voglio essere libera.
Lui: Esci pure con chi ti pare.
Lei: Non ti interessi mai di quello che faccio

Lui: Vorrei palparti le tette.
Lei: Porco !
Lui: Mai ti toccherei neanche con un fiore.
Lei: Finocchio !

Lui: Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini e non ti cago.
Lei: Ti amo !
Lui: Mi faccio il culo quattordici ore di seguito per mantenerti e ti cago.
Lei: Ti lascio per un tossicomane che non fa un cazzo tutto il giorno, che bestemmia e picchia i bambini.

Lui: Mi metto il goldone...
Lei: Ho un desiderio di maternita'.
Lui: Ho un desiderio di paternita'.
Lei: Mettiti il goldone.

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo !

(...giovani comici...)

lui: Rimango in casa.
Lei: Mi opprimi.
Lui: Esco.
Lei: Questa casa non e' un albergo.

Lui: Ti passo un cubetto di ghiaccio intinto nel Cointreau sulla pancia dopo di che ti scopo bendata.
Lei: Non sono una troia.
Lui: Allora in posizione canonica io sopra tu sotto?
Lei: Che palle !

Lui: Disse la vacca al mulo...
Lei: Oggi ti puzza il culo !
Lui: Disse il mulo alla vacca...
Lei: Ho appena fatto la cacca...

Lui: Cara ti amo.
Lei: Mi sento confusa.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Devo stare un po' da sola.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Brrr.. esco da una storia di tre anni con un tipo.
Lui: Cara ti amo !
Lei: Non mi voglio sentire legata.
Lui: Cara ti amooooo!

(...harg harg harg...)

Lui: Ed ora uniamo i nostri corpi nell'estasi suprema che e' propria dell'idillio dell'amore.
Lei: No, perche' quando avevo 13 anni mio cugino me l ' ha fatto vedere e da allora sono traumatizzata pero' possiamo restare abbracciati tutta la notte senza fare niente, sara' bellissimo lo stesso...
Lui:(te lo tronco nel culo)
Lei:(dai sii serio)

Lui: Usciresti con me domani sera.
Lei: Sono stanca forse ho gia' un' altro impegno.
lui: Beh, poco male cosi' vedo i miei amici.
Lei: Sono libera.

Lui: Mettiamola sul sesso.
Lei: Ho bisogno d'affetto.
Lui: Mettiamola sull'affetto.
Lei: Chiaviamo.

Lui: Io sono come sono.
Lei: Cerca di cambiare.
Lui: Sono cambiato.
Lei: Non sei piu' quello di una volta.

Lui: Tu mi appartienti.
Lei: L' utero e' mio !
Lui: Eccoti i soldi per la pelliccia.
Lei: Eccoti l ' utero !

Evviva l ' amoreeeee !!!

mercoledì 12 marzo 2008

La situazione non è buona.

La situazione politica non è buona
la situazione economica non è buona
la situazione del mio lavandino non è buona
la situazione del mio amore non è buona

Da me a te
qualcosa che ci unisce…c'è!
Da me a te
qualcosa che ci unisce…c'è!

Come l'aria che respiriamo,
come il figlio che aspettiamo,
come la donna che ammiriamo,
e il sorriso che dedichiamo,
e ogni torto che facciamo,
e l'amore che ora abbiamo…

La situazione internazionale non è buona
la situazione di mia sorella non è buona
la situazione dei piccoli cani non è buona
la situazione, la mia situazione non è buona…

Da me a te
qualcosa che ci unisce…c'è!

La situazione di mia sorella….non è buona!!!

La situazione politica non è buona
la situazione spaziale non è buona
la situazione della nostra terra non è buona
la situazione dei miei capelli non è buona

La situazione internazionale non è buona
la situazione dell'acqua non è buona
la situazione quando mi baci non è buona
ma la più grande sciagura sono gli architetti

Da me a te
qualcosa che ci unisce…c'è!
Da me a te
qualcosa che ci unisce…c'è!

Come l'aria che respiriamo,
come il figlio che aspettiamo,
come la donna che ammiriamo,
e il sorriso che dedichiamo,
e ogni torto che facciamo,
e l'amore che ora abbiamo…
come la casa che costruiamo,
come la terra che calpestiamo,
come la notte in cui dormiamo,
come la notte che non dormiamo,
e l'emozione che inventiamo,
la primavera che immaginiamo,
come l'aria che respiriamo,
come il figlio che aspettiamo,
come la donna che ammiriamo,
e il sorriso che dedichiamo,
e ogni torto che facciamo,
e l'amore che ora abbiamo…

lunedì 10 marzo 2008

Tutto vede e tutto sà.


Io credo nell'America. L'America fece la mia fortuna. E io crescivo mia figghia comu n'americana, e ci detti libertà, ma ci insegnai pure a non disonorare la famiglia. Idda aveva un boyfriend non italiano, se 'nnia o cinema insieme tornava a casa tardi e io non protestavo. Due mesi fa lui l'invitò in machina con n'avutro amico suo. Le fecero bere Whisky e poi cercarono di approfittarsi di lei. Lei resistette, l'onore lo mantenne. E iddi la pestarono, come n'animale. Quann'arrivai n'ospedale a so' faccia faceva paura. A mascidda era rutta. L'aveano cosuta cu' filo di ferro. Nemmeno chiancere poteva tanto era o' male. Io chiancivi, povera figghia. Idda era a luce di l'occhi miei. Bellissima era! E ora nun sarà mai chiù bedda come prima... mi deve scusare.. andai alla polizia da buon americano. I due furono pigghiati e processati. U' giudice li condannò ma non aveano precedenti e ci dettero la condizionale: sospensione della pena. Li fecero uscire nello stesso giorno! Io restai dentro quell'aula come un fesso. E chiddi bastardi mi ridevano in faccia. Allora dissi a mia moglie, per la giustizia dobbiamo andare da Don Corleone. (Bonasera)

Un giorno, e non arrivi mai quel giorno, ti chiederò di ricambiarmi il servizio, fino ad allora consideralo un regalo per le nozze di mia figlia. (Don Vito Corleone)

Questo incarico diamolo a Clemenza, voglio gente di affidamento, uomini che non si fanno prendere la mano. Noi non siamo assassini, anche se quel beccamorto ne sembra convinto. (Don Vito Corleone)

Affidiamo questo incarico a qualche senatore ebreo di un altro distretto.
(Don Vito Corleone)

Don Corleone, sono molto onorato e gratissimo che mi avete voluto invitare allo sposalizio di vostra figlia, e mi auguro che la prima creatura sia masculo e in salute! (Luca Brasi)

Perché un uomo che sta troppo poco con la famiglia non sarà mai un vero uomo.
(Don Vito Corleone)

Gli farò un'offerta che non potrà rifiutare. (Don Vito Corleone)

Mai dire a una persona estranea alla famiglia quello che c'hai nella testa. (Don Vito Corleone) [Parlando al figlio Sonny]

A me non me piace la violenza Tom, io sono un uomo d'affari, e il sangue costa troppo caro. (Virgil Sollozzo)

Quello Sonny è uscito pazzo, vuole che ci organizziamo coi materassi a terra, dobbiamo trovare un posto lontano da casa. (Pete Clemenza)

A' pistola lasciala... Pigliami i cannoli. (Pete Clemenza)

C'è una soluzione: eliminare Sollozzo. (Michael Corleone)

La pistola voglio che la metta apposto uno di piena fiducia. Non voglio che mio fratello resti in quel cesso col coso in mano e basta. (Sonny Corleone)

Chiama Bonasera, ora ho bisogno io di lui. (Don Vito Corleone)

Se Don Corleone ha tutti i giudici e i politici di New York, lui non ci può negare la possibilità di servircene. Se abbiamo sete dobbiamo poter bere anche noi l'acqua di quel pozzo. È chiaro che verrà ricompensato per il suo disturbo. Dopo tutto non siamo comunisti... (Don Barrese)

[Alla riunione delle 5 famiglie] Ma io sono superstizioso, sapete? E se gli capitasse un incidente [al figlio Michael], o se si pigliasse una palla nella testa da parte di qualcuno della polizia, o se lo trovassero impiccato nella sua cella, e persino se fosse colpito da un fulmine... qualcuno dei presenti ne sarebbe responsabile... E allora io non perdono. Ma, tolto questo, vi prometto e vi giuro, sulla testa dei miei nipotini, che non sarò io il primo a rompere la pace stipulata oggi. (Don Vito Corleone)

La droga deve essere controllata come un'industria per mantenerla rispettabile! Non la voglio vicino alle scuole. Non la voglio in mano ai bambini! Questa è un'infamità. Nella mia città limiteremo il traffico ai negri e alla gente di colore. Tanto sono bestie, anche se si dannano peggio per loro. (Don Zaluchi)

Gli amici tieniteli stretti ma i nemici ancora di più. (Michael Corleone)

Le donne e i bambini possono essere trascurati, gli uomini no! (Don Vito Corleone)

Barrese è morto. E anche Philip Tattaglia. Moe Greene. Strachi. Cuneo. Oggi sistemo tutte le questioni della famiglia, non dirmi che sei innocente Carlo, confessa quello che hai fatto. (Michael Corleone)

In gamba. Non avere paura, Carlo. Che diamine, non renderei mai vedova mia sorella, e poi sono anche il padrino di tuo figlio no? Ma non venirmi a dire che sei innocente, perché è un insulto alla mia intelligenza e la cosa mi disturba molto. (Michael Corleone)




Dialoghi

Michael Corleone: Mio padre non è diverso da qualunque altro uomo di potere…
Kay Adams: Già…
Michael Corleone: Da chiunque abbia la… responsabilità di altri uomini, come un senatore, un presidente.
Kay Adams: Non vedi come è ingenuo quello che dici?
Michael Corleone: Perché?
Kay Adams: Senatori e presidenti non fanno ammazzare la gente.
Michael Corleone: Chi è più ingenuo, Kay?

Fredo: Ma di', glielo hai detto a Moe Greene?
Michael Corleone: Gli faremo un'offerta che non potrà rifiutare.

Vito Corleone: Io ho sempre lavorato e non ho rimorsi, ho avuto cura della mia famiglia e ho sempre rifiutato di fare il pupo attaccato ai fili tenuti in mano da quei pezzi i' novanta. E non ho rimpianti, era la mia vita, ma pensavo che un giorno finalmente sarebbe toccato a te tenere i fili. Il Senatore Corleone, il Governatore Corleone oppure non so...
Michael Corleone: Un altro pezz' i' Novanta...
Vito Corleone: Ah, il tempo non mi è bastato, non ho avuto il tempo.
Michael Corleone: Ci arriveremo papà, ci arriveremo.


domenica 9 marzo 2008

Storie di film

"Casualmente mi sono imbattuto in una pagine personale di qualcuno,che dovrebbe essere uno sceneggiatore cinematografico di un certo livello,mi è piaciuto quello che ho trovato e ho deciso di riportarlo qui"

THE PLAYER
Ho visto di recente una proiezione privata del film di Altman, 'The Player". E'una vera chicca, ma ho paura che chi non e' un addetto ai lavori si perda il90% delle allusioni e dei riferimenti all'"inside Hollywood". Spesso e' cosi'cifrato che per goderselo lo spettatore medio dovrebbe ricevere alla cassa delcinema, assieme al biglietto, anche una Guida.Il vecchio maestro si e' divertito a mettere in fila con grande minuzia tutto quelloche attualmente e' piu' "trendy". Le automobili (a L.A. tu SEI quello che guidi...), i posti dove BISOGNA mostrarsi, l'arte del name-dropping (qui c'e' un pezzo di bravura di Sidney Pollack, nella parte di un avvocato delle star), l'arredamento dell'ufficio di Mill (copiato pari pari da quello di Joe Roth, boss della Fox).Supertrendy e' che il protagonista, Griffin Mill (Tim Robbins), non beve cham-pagne o martini (inesorabilmente out!) ma solo acque minerali, scelte tra le e-tichette piu' sofisticate ed 'esotiche', San Pellegrino in testa. E' un produt-tore che non riconosce un buon film neanche se ci fa scontro frontale in galle-ria (glielo vediamo capitare con 'Ladri di biciclette'). C'e' una memorabilesequenza iniziale di una decina di minuti nella quale Mill sventra i "suoi"sceneggiatori in cerca di un'idea. La cosa piu' divertente e' che si tratta diveri bravissimi sceneggiatori che recitano dei momenti di abiezione che di cer-to hanno veramente vissuto... Vediamo cosi' Buck Henry, autentico autore del"Laureato", proporre laido un "Laureato 2"... E i colleghi che gli fanno corosono Joan Tewkesbury (autrice di Nashville), Pat Resnick (Un matrimonio) e ilregista Alan Rudolph (Welcome to L.A.).Per chi fa questo mestiere "The Player" e' un salutare bagno di autoironia. Diosa quante volte e' capitato anche al sottoscritto di sostenere, come fa GriffinMill, che una storia che funziona si deve poter raccontare in venticinque paro-le, o cercar di vendere un'idea esemplificando cinicamente, come succede nelfilm, che "e' una via di mezzo tra 'La Mia Africa' e 'Pretty Woman', perfettaper Goldie Hawn..."

CASABLANCA
Qualcuno che conosce le mie debolezze m'ha fatto un regalo tra l'ironico e l'affettuoso : una cassetta di "Casablanca", ma nella versione originale che non avevo mai visto.Ripassandomi religiosamente un film che credevo di poter riscrivere a memoria, ho fatto una scoperta curiosa : nella versione italiana e' stato completamente eliminato un personaggio, il capitano Borelli. E' un ufficiale fascista dall'accento calabrese, servile e ridicolo, una semplice macchietta. Pero', considerato che il film e' stato editato in Italia a guerra finita, lo zelo patriottico dell'ignoto censore mi pare un po' imbecille, considerato chepure il personaggio interpretato dal grande Sidney Greenstreet, nonostante il fez e la fusciacca, nella versione inglese e' il "signor Ferrari".Comunque, questa volta avevo proprio sperato che Ilsa decidesse alla fine di non salirci, su quell'aereo. E invece.Here's looking at you, kid...

L'UOVO DEL SERPENTE
"L'uovo del serpente", di Ingmar Bergman. Ho vissuto la genesi diquesto film abbastanza da vicino ed e' una storia troppo esemplare per riuscirea non raccontarla. ( Lo so che mi sto bruciando montagne di materiale che ho daparte per un libro che finiro' per scrivere prima o poi, quando qualcuno si de-cidera' ad aiutarmi a vincere la pigrizia. Ma d'altra parte siete in poche de-cine a leggermi, e magari il libro lo comprereste lo stesso...:-)Comunque : la storia comincia a meta' degli anni '70. Il Fisco svedese, il piu'temibile del mondo, salta addosso a Ingmar Bergman reclamando irregolarita' earretrati da mangiarselo vivo. Dino De Laurentiis, al culmine della sua ascesahollywoodiana, fa scattare il suo geniaccio cinico e protervo e si precipita aStoccolma. Sa che il Maestro e' nel panico e cerca solo una via di scampo. Saanche che non puo' offrirgli soltanto del denaro ma deve trovare anche un Pro-getto allettante. Ha un colpo d'intuito : si ricorda l'unico film "leggero" diBergman, il delizioso "Sorrisi d'una notte d'estate" e spara la sua proposta :un remake de "La Vedova Allegra", budget grandioso e illimitato.Chi potrebbe resistere a misurarsi con Lubitsch ? Bergman accetta entusiasta,firma un'opzione a doppio chiavistello e si prepara a lasciare per sempre quel-la Patria troppo avida e ingrata che pretende addirittura di fargli pagare letasse fino all'ultima corona. Dal canto suo Dino torna a Hollywood e si presen-ta ad offrire la parte del Principe Danilo a Marlon Brando. Viene prontamentemandato immaginate dove. Ma lui tira fuori il contratto con la firma di Ber-gman. E allora Brando si precipita ad aggiungervi la sua. Dino, inesausto, nonha esitazioni nella ricerca della protagonista : Barbra Streisand. La ragazzonavede le due firme precedenti e strappa il contratto dalle mani di Dino per fir-mare prima che lui ci ripensi e le faccia perdere il film della sua vita. Cosi'Dino finisce il suo giro dal presidente di una Major al quale strappa un dealstramiliardario.A questo punto come nel gioco dell'anello il contratto completo viene a cono-scenza di Bergman il quale all'idea di essere coinvolto in un progetto cosi'hollywoodianamente commerciale da' fuori da matto. Per uscirne si fa costringe-re a firmare un ulteriore contratto, per due film anziche' uno, e a compensomolto piu' stracciato, dato che per Dino ogni cosa si deve comunque concluderecon un affare. Il film in questione e' appunto 'L'uovo del serpente', che Dinoproduce a Hollywood ma naturalmente con i soldi altrui (dei tedeschi nella fat-tispecie). Bergman si circonda di tutta la "sua" gente, da Sven Nykvist (chepoi in America si trovera' cosi' bene da restarci) a Liv Ullman. Dino pero' gliinzeppa il cast di attori americani e tedeschi, lo accerchia di esecutivi etraffichini suoi. Il risultato vi prego di guardarvelo : è un film che ha l'impronta bergmaniana, ma che trasuda incertezza, disagio, scarsa convinzione, angoscia di finire la giornata a vedere i "rushes" del girato nella sala di proiezione con i commenti stentorei di Dino nel suo arrogante anglonapoletano. In ogni caso, appena battuto l'ultimo ciak il Maestro se n'e' tornato a precipizio in Svezia, dove ha espiato tutti i suoi peccati e da dove ha giurato di non uscire piu', almeno come regista, vivendo il resto dei suoi giorni felice e contento.

DOPPIAGGIO DE IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

Almeno un film italiano in USA e' stato doppiato - anche se gli a-mericani non l'hanno mai saputo. Correva un anno che non mi va di ricordaretanto e' corso lontano, e io ero a NY con Leone per preparare "C'era una voltail West". In uno stabilimentino a due passi da Times Square, la Titra, doppia-vano "Il Buono, il Brutto e il Cattivo" : e siccome era ormai un film importan-te doveva ufficialmente figurare come se fosse stata davvero girata tutta presadiretta in inglese, dal trucidoromanesco di Mario Brega al rauconapoletano diAldo Giuffre' che faceva il capitano nordista. Andammo a vedere qualche "anel-lo" e scoprii con orrore (Leone ne masticava poco d'inglese) che per beccare i"sinc" (cioe' le labiali piu' vistose, le emme, le bi eccetera, lo dico in sol-doni per i non addetti) il direttore di doppiaggio modificava i dialoghi a ca-pocchia, e di brutto. A semplificare le cose arrivo' pure Clint Eastwood il quale ormai, dopo il ter-zo film con Leone, stava con lui in un reciproco cordiale rapporto tipo "senzadi me non saresti nessuno, brutto stronzo". Clint con una faccia da westernsbatte' il suo "shooting script" sul leggio e disse con la voce gelida e sus-surrante che conoscete tutti : "Io ripeto esattamente quello che ho detto sulset." Sapendo benissimo di rovinarci in quanto era tradizione leoniana sconvol-gere completamente i dialoghi durante il montaggio. Cosi', mentre Leone se ne andava a Los Angeles col mio copione, io rimasi perquasi due mesi a gelarmi le palle nell'inverno newyorchese e a combattere su o-gni maledetta labiale di un film di tre ore, con della gente che (lo dico perchi ne sa) era abituata a doppiare un attore alla volta, su anelli da dieci me-tri scarsi, e che cascava svenuta solo alla menzione della parola "straordina-ri". Comunque alla fine, come in qualche modo magico e stupendo succede semprenel cinema, ce la facemmo, e pure bene. Io imparai a conoscere ogni "deli" diManhattan quasi meglio di Woody Allen (che del resto la sera incontravo sempreda PJ Clarke con delle sventole che me le sognavo poi la notte), divenni tifosodei Green Bay Packers che poi effettivamente vinsero il Superbowl, e per tuttoil sangue buttato non ebbi mai neanche una riga nei titoli di testa o di codadel film. Ma ero molto giovane e ci ritornerei di corsa, alle stesse condizio-ni, se soltanto potessi.

IL PONTE DE IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

Leone lo fece costruire veramente, e tutto in vera pietra e vero legno, eratransitabile e lungo una quarantina di metri se non ricordo male. Quando fu ilmomento di girare l'esplosione cominciarono i guai. Il miglior "artificiere"del cinema allora era Baciucchi, a "living legend" : ma non aveva mai avuto ache fare con un botto di quelle dimensioni. Mise una trentina di cariche ditritolo, ma ogni volta l'esplosione delle prime mandava a puttane il resto deicontatti elettrici, cosi' il ponte non saltava tutto in una volta come volevaSergio. Allora ci si rivolse all'esercito spagnolo (gli esterni erano nella solita Al-meria), e arrivo' un colonnello con una squadra di specialisti. Il ponte fu im-bottito di esplosivi, una dozzina di macchine da presa furono piazzate per in-quadrare da tutti gli angoli, e gli aiutoregisti cominciarono a fare il contoalla rovescia vociando nei walkie-talkie.A meno dieci... il ponte salto' in aria sorprendendo tutti. Il colonnello dallasua postazione aveva scambiato chissa' quale parolaccia per il segnale convenu-to e aveva premuto il pulsante. Dodici macchine da presa messe freneticamentein moto riuscirono a riprendere solo la ricaduta dei rottami, mentre il colon-nello schizzava fuori entusiasta dal suo riparo gridando "Maravilloso! Estupen-do !" e si beccava una raffica di vaffa da incenerire un generale.Chiarito l'equivoco e ferito nell'orgoglio, il colonnello fece poi arrivarenella stessa giornata un intero reggimento del genio. Il ponte fu completamentericostruito in una notte, e la mattina seguente fu fatto saltare in aria dinuovo, questa volta con tutte le macchine da presa in funzione. Pero' il primobotto era il migliore, tant'e' vero che tutte le inquadrature della ricadutamacerie montate nel film sono prese dai "tagli" del primo errore.

SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA

Mi viene in mente (la memoria vacilla :-)...) che alla conferenza stampa ilgrande Aggeo Savioli dell'Unita' s'incazzo' come una bestia dicendo : "nessungiornalista userebbe mai una espressione come questa!". E Lietta Tornabuoni as-sentiva solennemente. Avessi poi avuto mille lire di diritti per ogni volta cheun giornale ha usato questa frase, adesso sarei su un'isola di proprietà in Polinesia, invece che a perdere tempo sulla tastiera di un computer.

QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO

"One Flew over the Cuckoo's Nest" come forse saprete era un romanzo, poi adat-tato per la scena e rappresentato a Broadway da Kirk Douglas, dal quale ho sa-puto il resto della storia. Douglas compro' i diritti cinematografici, ma perdiversi anni cerco' invano di montare un film che le Majors trovavano troppo"duro" per il grande pubblico. Kirk si scoraggio' e praticamente offri' in re-galo l'opzione al figlio Michael, che stava avendo un buon successo come attorein un serial tv ma aveva ambizioni di produttore. Michael era molto amico diNicholson che s'innamoro' subito e inevitabilmente della parte e della storia.Assieme decisero di puntare su un giovane regista dell'est europeo che in USAaveva fatto solo un piccolo delizioso film chiamato "Taking Off", e che si chia-mava Milos Forman. La splendida sceneggiatura la scrisse Bo Goldman, di cuiparlavo a proposito di "Profumo di donna". Magiche alchimie del cinema : il re-sto e' storia.Will Sampson, il gigantesco pellerossa finto-muto che nell'indimenticabile fi-nale teneramente uccide lo spento Nicholson, era una delle persone piu' straor-dinarie che abbia mai conosciuto. Fu a Malta, sul set de "L'orca assassina" cheavevo scritto con Vincenzoni, e dove avevano costruito un finto Polo Nord. Sam-pson era di una tribu' dello stato di Washington, e viveva facendo splendidesculture in legno e girando a cavallo per i boschi. Non era certo un attore, eper rintracciarlo ci vollero gli elicotteri della guardia forestale a dargli lacaccia per giorni. Poi quando fu il momento di farlo venire in Europa si sco-pri' che non solo non aveva passaporto, ma neppure la piu' vaga idea di dove equando fosse nato, ne' gliene poteva fregare di meno. Era realmente immenso etaciturno : ma sapeva ascoltare e capire con grande profondita', e quando par-lava aveva sempre realmente qualcosa da dire. Era un uomo incredibilmente sere-no e in pace col mondo e con la vita. Mi affascino' tanto che scrissi una sto-ria per lui e su di lui : si chiamava "Nino and the Chief", era ambientata ne-gli anni 20, e raccontava dell'amicizia tra un piccolo italiano, che allora do-veva essere Giannini, e questo pellerossa nato per essere un capo e costretto afare l'attrazione turistica.Come tante storie del cinema, anche questa e' stata per anni a un pelo dal pri-mo ciak, ed e' ancora in "turnaround" nel portafoglio dell'ennesima Major chel'ha ereditata nell'ennesimo merging di multinazionali. L'ultimo che se n'e'interessato e' stato Danny DeVito, che sarebbe perfetto per il piccolo italia-no. Ma ormai Will Sampson non c'e' elicottero che lo possa piu' rintracciare suquesta terra. E uno come lui chi lo ritrova piu' ?

C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA

In un certo senso sono stato lo spermatozoo cui e' toccato di fecondarel'ovulo che ha generato questo bel pupo :-). Fui io alla fine degli anni '60a segnalare a Leone "A mano armata", un piccolo romanzo uscito neglieconomici di Longanesi. C'era dentro una gran bella storia di amicizia (che e'quella che ancora oggi costituisce la prima meta' del film), e a Sergio piacquesubito.Per "C'era una volta in America" ho fatto, in quella notte dei tempi, le primericerche di materiale nei favolosi archivi del NY Times; ho girato con gentedella mafia e con un indimenticabile capitano della buoncostume una New York eun New Jersey che non si trovano certo sulle guide turistiche, visitando bi-sche, bordelli e autentiche fumerie d'oppio; e ho anche avuto il privilegio diconoscere scrittori come Sciascia, Mailer e Westlake, che in un modo o nell'al-tro hanno dato un contributo alla storia.Poi, mentre gli anni passavano e io mi rendevo conto che i progetti leoniani a-vevano ormai preso maestose cadenze pluridecennali (il film e' dell'81, mi pa-re, 10 anni tondi dopo "Giu' la testa"), dissi a Sergio che non potevo votargliil resto della mia esistenza - a meno di avere una fetta consistente della tor-ta. E' appena il caso di dire che non ne ebbi neanche una briciola : altrimentiil mio nome lo trovereste nell'elenco significativamente lunghetto degli sce-neggiatori che si sono avvicendati; e sopratutto in questo momento mi stareicollegando da Papeete, anziche' da Fregene, comune di Fiumicino :-)

PER QUALCHE DOLLARO IN PIU' (IL DEGUEJO)

Leone si sedeva in moviola con Morricone, che si annotava diligente su un suoquaderno scolastico ogni fotogramma da commentare con la musica. Davanti allasequenza nella quale l'Indio (Volonte') saliva sul pulpito d'una chiesa sconsa-crata ad arringare la sua banda, Sergio borbotto' che li' sotto ci voleva unpezzo "tipo musica religiosa", pero' in qualche modo mescolato con il motivodel Degueyo.Ennio prese nota, e dopo qualche giorno si presento' con il tema musicale che,almeno per gli amatori del genere, e' ormai nella leggenda. Ve lo ricorderete,se non altro quando parte a tutto Dolby prima dello sparo nel duello finale:comincia con le prime note della Toccata e Fuga di Giovanni Sebastiano e poicontinua con una sgaratissima tromba da Degueyo. Come da commissione.

VIVA VILLA !

Ma lo sapevate che "Viva Villa!" con Wallace Beery nacque praticamente come unfilm "di recupero" ? Nei primi anni '30 la MGM aveva scritturato S.M.Eisenstein per realizzare unlungometraggio sulla rivoluzione messicana. Il grande regista sovietico ebbemano libera, un grosso budget e la collaborazione incondizionata del governomessicano, giro' per mesi e si ripresento' con "Lampi sul Messico". Ai tycoons hollywoodiani gli venne un mezzo colpo : si', era un grande affrescopopolare, uno splendido docu-drama, ma praticamente senza "plot", senza "roman-ce" e senza "stars". Insomma dollari buttati, dal gretto punto di vista delbotteghino.Pero' conteneva bellissime scene di massa, battaglie, epiche cavalcate, rivoltedi peones. A qualcuno venne in mente che si potevano riutilizzare in un altrofilm. E infatti molte scene girate da Eisenstein costituiscono ancora oggil'ossatura spettacolare di "Viva Villa!". Che rimane comunque un film moltobello, certo per merito della grande interpretazione di Wallace Beery, servitopero' da una eccezionale sceneggiatura scritta da Ben Hecht.Ho avuto la fortuna di averne una copia tra le mani, e di averla studiata afondo per un certo progetto leoniano di remake poi tramontato. E' forse il testo per il cinema professionalmente piu' vicino alla perfezione che abbia mai letto, e non so cosa darei per essere capace di scriverne uno cosi'. Ci sono quattro o cin-que sequenze alle quali non riesco a ripensare senza un brivido.Chi se lo ricorda il processo iniziale, con gli impiccati messi da Villa al po-sto dei giudici ? E quella geniale invenzione-escamotage del personaggio delgiornalista-testimone storico, poi tante volte riciclata, fra gli ultimi da O-liver Stone in "Salvador" ? E il finale, quando "il generale" ormai vecchio e imborghesito, viene sparato a tradimento e muore tra le braccia dell'amico americano."Che scriverai questa volta di me, Johnny ?""Oggi e' stato assassinato Pancho Villa, quest'uomo che tanto bene e tanto maleha fatto al Messico...""Male ?" s'addolorava Wallace Beery sgranando gli occhi nella morte con un can-dore che non si puo' dimenticare. "Che male ho fatto, Johnny ?"

ONCE UPON A TIME IN THE WEST

Rivedendo C'era una volta il West mi sono tornati in mente una quantita' di"dietro le quinte" della lavorazione. Ve ne racconto uno che e' esemplare, unvero succo concentrato di cinismo cinematografaro.Dei tre attori che interpretavano i killers della stazione, nella sequenza ini-ziale, uno (quello che si fa scrocchiare le nocche) penso' bene, per problemisuoi, di suicidarsi durante la lavorazione. Si butto' una sera, ancora nel co-stume di scena (il famoso "spolverino"), da una finestra di un hotel d'Alme-ria.Claudio Mancini, il direttore di produzione, accorso tra i primi a soccorrereil poveretto agonizzante, mi raccontava che si senti' tirare per la giacca,mentre una voce gli sussurrava imperiosa : "A Cla', il costume... Salva il co-stume!"Era Leone, che si preoccupava anzitutto di recuperare, magari all'obitorio comepoi avvenne, gli abiti dell'attore che avrebbe dovuto fare ancora un giorno diriprese. Il giorno dopo infatti fu utilizzata una controfigura, ovviamente dispalle o nei campi lunghi, per sostituire il morto.Pero' poi mi ricordo che ancora mesi dopo, in moviola, quando Sergio cercava dimontare la sequenza della stazione gli mancava sempre una inquadratura con unprimo piano del suicida. "'Sto stronzo..." ringhiava regolarmente Leone. "Nonse poteva ammazza' ventiquattr'ore dopo ?"Non e' che fosse particolarmente arido o spietato. Era semplicemente un regi-sta. Quelli bravi che conosco sono tutti cosi' : il film prima di tutto.

BONNIE AND CLYDE ALL'ITALIANA

Negli ultimi tempi in cui in Italia si giravano piu' di duecento film l'anno, ei "listini" si facevano con i nomi degli attori di richiamo, i produttori usa-vano i contratti che avevano con gli attori come se fossero figurine. Per dartiun esempio una volta uno mi telefono' e mi disse : "Ho la Muti e Villaggio, miscrivi una storia ?"Io dissi subito che anche se Villaggio mi divertiva molto, l'idea di vederlomettere le mani addosso alla Muti, sia pure in una finzione scenica, mi dava ilvoltastomaco. Lui disse chissenefrega, questi due contratti c'ho. E io cedendocome un drogato alla sola vista dell'anticipo scrissi con Vincenzoni una storianella quale Ornella senza occhiali era praticamente cieca come Marylin in unvecchio film e non vedendolo poteva amare Paolo.Ma al pubblico credo che venne lo stesso il voltastomaco, perche' il film, fu-nestato anche dall'orrido titolo di "Bonnie e Clyde all'italiana", ebbe scar-sissimo successo.

FILM POVERI

L'unico western "abruzzese" di cui ho notizie certe e' "Il grande si-lenzio" di Sergio Corbucci, film singolare se non altro perche' era girato qua-si interamente in paesaggi innevati. Fu girato nel Parco Nazionale, dalle partidi Pescasseroli. Ma certamente in decine di altri film di quel periodo un oc-chio appena addestrato puo' riconoscere i cavalli maremmani travestiti da mu-stang galoppare su e giu' per le colline brulle e sassose della Marsica.Non so se qualcuno abbia mai fatto un censimento dei western-spaghetti, ma disicuro per una buona decina d'anni ne devono essere stati girati almeno un mi-gliaio. Solo un venti per cento di questi avevano un budget sufficiente a gira-re gli esterni in Spagna, dove tra gli altipiani di Castiglia e l'Almeria pul-lulavano i villaggi western stabilmente costruiti. L'altro ottanta per cento siarrangiava alla casereccia.Anche a Roma c'erano "villaggi western" fissi, dove bastava cambiare due inse-gne e mezza facciata per passare da Tombstone a El Paso : me ne ricordo a Cine-citta', a Dinocitta', alla Elios sulla Tiburtina, dove ora Lombardo gira le te-lenovelas 'in elettronica'. Quanto agli esterni, molti avevano dei budget cosi' irrisori che perfino l'A-bruzzo diventava una "location" irraggiungibile quanto l'Arizona. Nacque cosi'un West a un'ora di macchina da Roma, sufficiente a evitare costosi "pernotta-menti" della troupe. Manziana per i boschi, i Pratoni del Vivaro per le vallatesolitarie, le dune di Capocotta per i deserti, le discariche nell'Aniene spac-ciate per i gorghi argillosi del Pecos.Al culmine del successo di questo "genere" cinematografico, la richiesta di"specialisti" sul mercato di Cinecitta' era tale che vedevi i piu' sgangheratigenerici improvvisarsi da un giorno all'altro "cavallari" o "maestri d'armi"(che poi sarebbe il tizio che inventa e dirige le coreografie delle scazzottatee in genere di tutte le acrobazie degli stuntmen).Una volta uno di questi personaggi mi racconto' la sua storia, che attraversavaalmeno vent'anni di "generi" del cinema italiano. Aveva cominciato con la seriedei mitologici, ma s'era appena abituato al gonnellino e alla lotta grecoromanache per colpa di Leone aveva dovuto imparare a cascare dai tetti, folgorato dauna Colt. Era appena riuscito a montare a cavallo decentemente che i western e-rano stati sostituiti dagli 007, e poi dai kung-fu, e poi dai mafiosi. Ogni volta una specializzazione diversa, nuovi rischi, nuove fratture composte.Alla fine era arrivato il genere "erotico-porcellone". "Dotto'" mi disse il ti-zio "L'altro giorno m'hanno offerto un ruolo de zio che guarda la nipote ignudadal buco della serratura e se masturba." E concludeva, con una nobilta' e unpiglio che manco Vittorio Gassman : " Allora ho detto no, basta : lascio il ci-nema !"Naturalmente ne ho fatto subito un soggetto, di questa storia che trovo straor-dinaria. Si chiama "Una vita per il cinema" : ma e' rimasto nel cassetto, per-che' ci vorrebbero troppi "set", costerebbe una fortuna. E poi, tra le millesuperstizioni di questo mestiere, ce n'e' una che dice che non si fanno filmsul cinema, portano sfiga. "E Truffaut con La Nuit Americaine?" ho chiesto una volta. "Difatti e' mortogiovane," mi e' stato risposto.

MIO NOME E' NESSUNO (IL)

"Il mio nome e' Nessuno" nacque da un'idea (del cognato di Leone, pensa te)alla quale in una prima fase collaborai anch'io. Si trattava, com'e' evidentedal titolo che non e' mai cambiato, di un adattamento western dell'Odissea,dove Ulisse era un prigioniero confederato scappato da un campo unionista, chetornava dopo infinite peripezie per trovarsi la fattoria invasa da "carpetbag-gers" yankees che gl'insidiavano Penelope. Sterminio come da Omero e fine.Poi la cosa divento' un'operazione sostanzialmente produttiva-commerciale per-che' Sergio volle Terence Hill, il cui successo con i film di Barboni-Clucherin qualche modo voleva patronizzare e risucchiare nel proprio 'filone'. Ilsoggetto cambio' adattandosi al personaggio, io andai a fare altro sentendomiinadeguato al genere Trinita', del quale del resto lo stesso Leone diceva sem-pre:"non lo capisco, nun me fa ride."Anche per questa ragione Sergio non penso' mai di dirigere quel film. Scelsecome regista un suo ex-aiuto che aveva gia' girato dei buoni western, ToninoValerii, e lo caldeggio' molto generosamente con Henry Fonda che esitava adaccettare un italiano "sconosciuto", e con Terence Hill che si sentiva un po'snobbato dal maestro.La lavorazione fu difficilissima, perche' si tratta dell'unico western inqualche modo "leoniano" i cui esterni siano stati girati all'80% *veramente*negli Stati Uniti, tra il New Mexico e New Orleans. Problemi nuovi ogni giorno, at-tori irrequieti, costi alle stelle, unions all'arrembaggio.Valerii e' un introverso ma e' tostissimo, e si ritrovo' a battersi solo con-tro tutti, finche' accadde la cosa piu' funesta che possa verificarsi durantela lavorazione d'un film, quando assieme a ogni sole che tramonta se ne vanno de-cine se non centinaia di milioni : ci fu uno showdown terribile, da "o lui oio", tra regista e direttore di produzione, che era Piero Lazzari, un altro diprima scelta.Sergio se n'era stato dietro le quinte mostrando sempre estremo rispetto peril regista, ma aveva visto i "rushes" giornalieri si capisce, e aveva capitoche nonostante tutte le lacrime e il sangue il film stava venendo benissimo. Cosi'non ebbe esitazioni a intervenire da produttore : liquido' Lazzari e lo sosti-tui' col fido e inossidabile Claudio Mancini.Poi, giustamente, per rassicurare regista, attori e troupe, un bel giorno sipresento' sul set. C'erano un paio di fotografi mandati dall'ufficio stampa,gli chiesero di sedersi dietro la Mitchell, da regista. "Se Tonino permette,"disse Leone. E Tonino non solo si dichiaro' onorato, ma propose a Sergio didirigere lui la prossima piccola scena che era in programma quella giornata.Cosi' Leone mise l'occhio al buco, ordino' ciak, azione, e la scena fu immor-talata in molte foto, poi divenute celebri perche' fecero il giro un po' ditutti i giornali del mondo, com'e' dovere e vanto di un bravo ufficio stampa. Lodevo dire che inevitabilmente, da quel momento, tutti quanti, nell'ambiente efuori, dissero : "si', in realta' e' stato Leone il vero regista di quel film, elo ha salvato dal disastro d'un regista incapace" ?Ora, io sono sicuro che Sergio non aveva astutamente previsto questo effetto.Ma ci fu, e in seguito lui mai, neanche una volta, intervenne per dire espli-citamente che non era vero, anche se il povero Tonino ne resto' letteralmenteschiantato, come professionista e sopratutto come essere umano.Ma cosi' era fatto Leone, capace di incredibili prove di generosita' e di in-generosita' quasi nello stesso respiro. Tutti quelli che hanno lavorato perlui, amandolo fino alla devozione perche' era difficile fare altrimenti, si sonoprima o poi trovate sulla pelle di queste cicatrici : perfino Clint Eastwood,e Morricone, e Delli Colli.E cosi' oggi, siccome dopo il passaggio di ieri sera un amico al telefono miha ritirato fuori quel vecchio "ma tanto si sapeva", ho sentito il dovere dirubare mezz'ora alla cosa che sto scrivendo per ristabilire una piccola verita'.Anche se magari non gliene frega niente a nessuno di una verita' da cinema,finzione su finzione. Ma capita che persino gli sceneggiatori, quando nonl'affittano, si ritrovino l'ingombro di una coscienza.

mercoledì 5 marzo 2008

Il mio nome è Nessuno


Nessuno: La conosci la storia dell'uccellino? Mio nonno me la raccontava sempre.Jack Beauregard: Diventare nonni era estremamente difficile ai tempi miei.Vecchio: Era difficile ragazzo, ma non impossibile.Nessuno: Allora, questo uccelino non sapeva ancora volare, durante l'inverno, in una notte fredda, ruzzola giù dal nido e finisce nel sentiero. Comincia a gridare "PIIO PIIO PIIO" come un matto e sta per morire di freddo, ma per fortuna per lui ecco arrivare una vacca; lo vede e pensa di scaldarlo, e così alza la coda e...SPLASH, una margherita bella e fumante, grossa così. L'uccellino al caldo è tutto contento, tira fuori il capino e ricomincia "PI-PIIO PI-PIIO". Ma un vecchio cojote lo sente e arriva di corsa, allunga una zampa e lo tira fuori dalla cacca, lo pulisce ben benino, e poi... GNAM! Se lo ingoia in un solo boccone. Il nonno dice che la morale c'è, e che bisogna cercarsela da soli.
Jack Beauregard: Perchè vuoi farmi diventare un eroe?.Nessuno: Ma lo sei già. Ti manca solo un gran finale, ti manca l'impresa da leggenda.Jack Beauregard: Quello che non riesco a capire è perche a te interessa tanto.Nessuno: Un uomo che è un uomo deve pur credere in qualcosa.Jack Beauregard: Nella vita ho incontrato di tutto, ladri, assassini, preti e preti spretati, ricattatori, ruffiani, perfino qualche uomo onesto, ma uomini soltanto mai.Nessuno: Proprio di quelli parlo: non si incontrano quasi mai, ma sono gli unici che contano.

Io ho giocato solo da bambino, e giocavo a Jack Beauregard. (Nessuno a Jack Beauregard nel cimitero indiano)

Caro nessuno, morire non è poi la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo. Guarda me: sono morto da tre giorni, e finalmente ho trovato la pace. Dicevi sempre che la mia vita era appesa ad un filo, beh... adesso anche la tua è appesa ad un filo, e sono in molti a volerlo tagliare quel filo; ma a te piace rischiare, è il tuo modo di sentirti vivo. Ecco vedi, forse la differenza tra me e te è tutta qui: io, quando capivo capivo che c'era un guaio in vista se potevo lo evitavo; tu no, se il guaio non c'è te lo inventi, e poi risolvi tutto lasciando il merito a un altro, così puoi continuare ad essere nessuno; non è mal pensata sai? Ma stavolta hai giocato grosso, e sono già in troppi a sapere che sei qualcuno, così finirai anche tu perl farti un nome, e allora vedrai che non avrai più tempo per giocare, e sarà sempre più dura, finchè magari troverai anche tu uno che ti vuol mettere nella storia e per tornare ad essere nessuno, si può solo morire. Beh, d'ora in poi dovrai camminare nelle mie scarpe e forse ti passerà un po' di tutta quella voglia di ridere che c'hai. Ma una cosa la puoi ancora fare: conservare un po' di quella illusione che faceva muovere noi altri, quelli della vecchia generazione, e anche se lo farai col tuo solito tono da burla te ne saremo grati lostesso; Perchè in fondo, ai miei tempi eravamo romantici, credevamo ancora di poter risolvere tutto faccia a faccia con un buon colpo di pistola, allora il west era immenso, sconfinato, deserto, un posto dove non si incontrava mai due volte la stessa persona. Poi? poi sei arrivato tu, ed è diventato piccolo, affollato, ci si incontra continuamente![...]A proposito, ho trovato anche la morale della storiella che raccontava tuo nonno, sì quella dell'uccellino che la vacca aveva coperto di merda per farlo star caldo e che poi fu tirato fuori e magiato dal cojote. E' la morale dei tempi nuovi: Non tutti quelli che ti buttano della merda addosso lo fanno per farti del male, non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda lo fanno per farti del bene. Ma soprattutto, quando sei nella merda fino al collo, sta zitto. (Jack Beauregard,lettera a Nessunonella scena finale del film)


martedì 4 marzo 2008

Generazione di mostri





I vampiri esistono sono tra noi ma non si nascondono anzi appena possono si mostrano protetti dal consenso che trovano presso coloro i quali sbranano che più che volentiri si prestano porgendo le giugulari sperando di diventare loro pari aspirando al rango di maiali un pò più uguali degli altri animali fedeli al capobranco ma pronti ad azzannare chiunque si trovino a fianco fin dai tempo del banco i vampiri li allevano assecondandone l'indole usando un dio idolo fatto di simboli ed illudendoli di lottare per un ideale per cui sognare o per il quale magari morire se c'è un vampiro da saziare bell'affare ti rubano l'anima un pezzo per volta condizionano ogni tua scelta sono in agguato ad ogni tua svolta il nemico ti ascolta pronto a succhiare ogni singola stilla del tuo ego in rivolta Svegliati, apri gli occhi per difenderti scappa prima che ritornino a prenderti ma sta attento a non confonderti basta un attimo in cui esiti per perderti Loro masticano sentenze da far sputare al prossimo affinchè pensi di esserne l'artefice così s'impegna al massimo a diffonderle a farne una bandiera in cui avvolgere il cadavere del libero pensiero Il metodo che adottano per controllare l'opinione pubblica è antico come il mondo ed infallibile ne aumentano le fazioni riducendo le interazioni moltiplicando le incomprensioni dividendo le persone rivoluzione resta un vocabolo impronunciabile se l'unico scontro possibile è tra parti di popolo che vivono gomito a gomito e non si accorgono di essere identiche e non vedono i denti che i vampiri piantano in quanti credono obbediscono e combattono camerati o compagni che siano fanno piatto unico con una carota e tanti bastoni come contorno per dei commensali con troppi canini e una fame d'inferno.. Svegliati, apri gli occhi per difenderti scappa prima che ritornino a prenderti ma sta attento a non confonderti basta un attimo in cui esiti per perderti.

Svegliati.

domenica 2 marzo 2008

Autodafè







Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi : sono il mio nemico, il più acerrimo. Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall' interno : sono l'anima dannata messa a guardia del mio inferno. Reprimo ogni possibile "me", inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario.. Sono l'Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso - e guido un autodafè - In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell'atterraggio come dice Hubert. Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere.. Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo. Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile.. Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente...
(F.Di Gesu)

Creative Commons License