We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile.

venerdì 31 ottobre 2008

martedì 28 ottobre 2008

Il quiz del blog: trova le differenze!!!




(irrisolvibile...)

Marco Travaglio - Passaparola - Rete4,l'immortale - 27/10/08

Marco Travaglio - Passaparola - Carnevale in Cassazione. Falcone... - 13/10/08

La bolla di sapone.

Ieri in Italia è giunta la notizia di un mancato attentato al candidato alla presidenza americana Obama, grandi titoli sia su carta stampata che online, sembrava una cosa "seria", poi andando a spulciare la stampa americana la cosa è molto più ridimensionata,tanto che la stessa Cnn ha relegato la notizia in seconda (o terza) pagina.

Qui potete leggere la notizia come è stata riportata in Italia.

E qui come è stata riportata in USA.

Non ci vuole molto a capire,quanto la stampa italiana sia manipolata e come spesso il fattore "terrore" sia la spinta che fà muovere la pubblicazione di alcune notizie piuttosto che altre.

Questo è facilmente riconducibile al solito problema di mancanza di indipendenza e libertà di stampa che da sempre si trova nei giornalisti italiani.
La domanda a questo punto da farsi è : chi aveva vantaggio a gonfiare questa vicenda qui in Italia?
Si tratta di una mancanza di notizie oppure c'è qualche altra notiziola che si preferisce far passare in secondo piano?

sabato 25 ottobre 2008

Cossiga fuori dal Parlamento

Estratto dell'intervista rilasciata dal Senatore F.Cossiga (nella foto in divisa) sul giornale Quotidiano Nazionale :

"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".Non esagero,credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.
E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.[...]
Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perchè il fuoco non fu spento per tempo. [...] "




F.Cossiga


Leggi l'articolo sul Blog di Beppe Grillo

mercoledì 22 ottobre 2008

La nostra amata Sicilia.

Ieri
Calogero Mannino - Senatore DC
La sua figura fu associata all'immagine di un "potente" messo alle corde dalla Dda di Palermo. Mannino è stato accusato di essere stato amico dei potenti esattori mafiosi Nino e Ignazio Salvo, referente del clan Grassonelli di Agrigento, legato a esponenti della "stidda", coinvolto nella gestione mafiosa degli appalti. Contro il politico dc erano pesate le dichiarazioni di pentiti, tra i quali Gioacchino Pennino, Gaspare Mutolo, Giovanni Drago, Leonardo Messina, Francesco Di Carlo, Giuseppe Croce Benvenuto, Giovanni Calafato. E anche rapporti degli investigatori e intercettazioni telefoniche e ambientali. In un'ottica aggiornata furono letti episodi antichi e recenti, ricondotti dai magistrati a un complesso sistema di "relazioni pericolose", sul quale Mannino avrebbe costruito le sue fortune elettorali e politiche.
Il processo di primo grado, cominciato il 28 novembre 1995, e' andato avanti per oltre 5 anni e mezzo con 280 udienze. Nel lungo dibattimento sono stati valutati tutti gli elementi dell'accusa incentrata sulla tesi, sviluppata dai pm Teresa Principato (adesso pm alla Direzione nazionale antimafia) e Vittorio Teresi (sostituto procuratore generale), di una "dimestichezza di rapporti" con la mafia. I pm hanno citato contatti con Giuseppe Grassonelli e incontri con i boss Giuseppe Settecasi e Vito Cascio Ferro, scambi con la mafia degli appalti. Mannino ha sempre negato ogni compromesso con Cosa nostra e ha anche ribaltato la ricostruzione di un altro episodio controverso: la partecipazione come testimone alle nozze del figlio del boss Gerlando Caruana di Siculiana. Alle contestazioni dell'accusa l' ex ministro ha replicato, spiegando di essere stato testimone per la sposa, figlia del segretario della sezione dc del paese. E il vicecapo della polizia Antonio Manganelli, testimoniando nel processo, ha detto che allora i Caruana non risultavano mafiosi. Sui Salvo, Mannino ha affermato che ne fu un avversario sin da quando, come assessore regionale alle Finanze, si impegno' per fare ridurre l'aggio concesso alle loro esattorie. L'accusa ha parlato invece di uno scambio di "favori" e di scelte amministrative che, con Mannino assessore, favorirono i Salvo con una "serie di atti illegittimi". Tra accusa e difesa si e' svolto in questi anni un serrato confronto sulla condotta politica e sull'impegno antimafia che l'ex ministro ha rivendicato per se' anche nella Dc siciliana: ha, tra l'altro, sostenuto di avere isolato gia' nel congresso di Agrigento del 1983 il gruppo di Vito Ciancimino. Ma l'accusa ha replicato sostenendo il carattere trasformistico di un' operazione che avrebbe consentito a Mannino di accogliere i cianciminiani e di assicurarsene il sostegno elettorale.





Oggi
Calogero Mannino - Senatore UDC
''Oggi, dopo lunghi anni di sofferenza, per il mio amico Lillo Mannino, per la sua famiglia e per quanti gli sono stati affettosamente vicini e gli hanno voluto bene, si chiude un capitolo amaro. Per me, che non ho mai dubitato della sua onesta, della sua levatura morale e politica e' un giorno di gioia. Mannino oggi vede riaffermata, dopo un lungo calvario, la sua figura di uomo politico, di grande amministratore e di fedele uomo delle istituzioni''.Lo ha dichiarato il senatore e vice segretario dell'Udc, Toto' Cuffaro, commentando la notizia dell'assoluzione del senatore Calogero Mannino.E il senatore Francesco D'Onofrio aggiunge: ''Ero convinto dell'innocenza di Calogero Mannino gia' quando per primo andai a trovarlo a Rebibbia, dopo il suo arresto. Oggi non posso che essere lietissimo per la sua, pur tardiva, assoluzione''.

Marco Travaglio - Passaparola - Informazione nordcoreana - 20/10/08

martedì 21 ottobre 2008

X X X

lunedì 20 ottobre 2008

Black MP in warning to 'racist' Italy

Dal nostro corrispondente Nic. dal Regno Unito

Italy's only black MP has warned of growing racism after a surge in attacks on immigrants across the country.

'Immigrants are becoming the enemy,' said Jean-Léonard Touadi, 49, who was born in Congo and went to Italy in 1979. 'With an economic crisis under way, Italy has found a scapegoat to blame its woes on.'

Touadi, a member of the opposition Values party, spoke out after a spate of assaults on immigrants. In Milan last month Abdul William Guibre, 19, originally from Burkina Faso, was beaten to death in an attack which made headlines across Italy. After accusing Guibre of stealing a packet of biscuits, a bar owner and his son called him a 'dirty black' and set on him with a metal pole.

A Senegalese man selling handbags in a Milan street market was beaten with a baseball bat after stallholders reportedly accused him of 'stealing work from Italians'. Outside Naples, six African migrants were shot dead recently by the local mafia, while in Rome a Chinese immigrant was beaten up by boys as young as 15. A Somalian-born woman claimed that at Rome's Ciampino airport she was strip-searched and verbally abused when going through customs. The government's response to the alleged airport incident was swift. The Interior Minister, Roberto Maroni, said he would personally sue the woman for lying. 'Between her version and that of the police I would have no doubt about believing the police,' said Senate leader Maurizio Gasparri.

The attacks have come as Italy begins to come to terms with a new generation of black Italians, born to African immigrants who began to arrive in greater numbers towards the end of the 1980s. Milan residents expressed astonishment to reporters when the young blacks who demonstrated after Guibre's murder shouted slogans in thick Milan accents.

One emerging black Italian hero making a name in Milan is 18-year-old Mario Balotelli, tipped by many as a future star of the national football team. Born in Palermo to Ghanaian immigrants, Balotelli is on the books of Inter Milan, champions of Serie A, and is one of the first role models for black Italians. Last week he scored two goals for the Italian under-21 side in a 3-1 victory over Israel.

'There are now Italians here with non-Italian horizons and this is our future,' said Touadi. For the MP, who forged a career in journalism and local politics in Rome before entering parliament this year, the rising number of incidents is linked to the increasingly strident tone of Maroni's party, the anti-immigrant Northern League, which is a linchpin in Silvio Berlusconi's governing coalition.

'The League is pushing discrimination, separation and xenophobia and dragging the government, and with it Italy, towards the systematic violation of human rights,' he said, citing proposals tabled this month by the party which call for the expulsion of legal immigrants who commit a certain number of offences, restrictions on mixed marriages and a new obligation on doctors to report illegal immigrants in their care. Previous moves to expel vagrant Romanians and jail illegal immigrants were challenged last week by the EU.

'For the League, the real problem is not illegal immigration, it's immigration. They need to stop while there is still time,' said Touadi. With legal immigrant numbers rising 17 per cent last year to 3.6 million, Touadi said the spectre of fascism was returning to haunt Italy. 'We've seen Rome taxi drivers chanting "Duce, Duce" at the town hall when the new right-wing mayor was elected this year and now fans with swastikas are following the national football team. Italy will need millions of immigrants to maintain its workforce if birth rates continue to be low, and entire sectors of the economy, like hotels and agriculture, would go under now without them, but the government prefers demagoguery.'

For Touadi, Italians are being led astray by their leaders. 'Italians are better than this, starting from the Catholic tradition of giving support, to the constitution, which emerged from fascism to focus on individual rights, to Italy's own history of emigration.'

The brutal murder of an Italian woman in a Rome back street last year, allegedly by a Romanian immigrant, sparked a backlash against immigrants. 'There has been an increase in crime by immigrants - to ignore that would be false political correctness,' said Touadi. 'But how can the government focus only on them when four regions in southern Italy are controlled by the mafia?'

The mafia, in turn, has become an enthusiastic employer of illegal migrants, using them to sell pirated CDs, fake Prada bags and cocaine.

Touradi said the demonstration for Guibre in Milan brought together second generation Italians from different origins and religions for the first time.

'They will now look for a political role,' he said. 'Their voice enriches Italian culture.'

Pushing Italy towards multiculturalism may not, however, win over Italy's politicians, he warned. 'After the 7/7 bombings in London, politicians claimed the UK was paying for being too tolerant.'

For Touadi, a compromise is in order. 'We need to prevent communities becoming too isolated. In Rome we worked to stop Chinatown becoming wall-to-wall Chinese stores, leaving room for the old Roman shops like the bakery.'

The Observer, Sunday October 19 2008

mercoledì 15 ottobre 2008

Diritto alla Parola




ANDRO' via dall'Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...", dice Roberto Saviano. "Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".

La verità, la sola oscena verità che, in ore come queste, appare con tragica evidenza è che Roberto Saviano è un uomo solo. Non so se sia giusto dirlo già un uomo immaginando o pretendendo di rintracciare nella sua personalità, nella sua fermezza d'animo, nella sua stessa fisicità la potenza sorprendente e matura del suo romanzo, Gomorra. Roberto è ancora un ragazzo, a vederlo. Ha un corpo minuto, occhi sempre in movimento. Sa essere, nello stesso tempo, malizioso e insicuro, timidissimo e scaltro. La sua è ancora una rincorsa verso se stesso e lungo questo sentiero è stato catturato da uno straordinario successo, da un'imprevedibile popolarità, dall'odio assoluto e assassino di una mafia, dal rancore dei quietisti e dei pavidi, dall'invidia di molti. Saranno forse queste le ragioni che spiegano come nel suo volto oggi coabitino, alternandosi fraternamente, le rughe della diffidenza e le ombre della giovanile fiducia di chi sa che la gioia - e non il dolore - accresce la vita di un uomo. "Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all'anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, "usarmi". E' come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell'attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell'energia sociale che - come un'esplosione, come un sisma - ha imposto all'agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E' la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono.... I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E' una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?".
Piacciono poco, da noi, i martiri. Morti e sepolti, li si può ancora, periodicamente, sopportare. Vivi, diventano antipatici. Molto antipatici. Roberto Saviano è molto antipatico a troppi. Può capitare di essere infastiditi dalla sua faccia in giro sulle prime pagine. Può capitare che ci si sorprenda a pensare a lui non come a una persona inseguita da una concreta minaccia di morte, a un ragazzo precipitato in un destino, ma come a una personalità che sa gestire con sapienza la sua immagine e fortuna. Capita anche in queste ore, qui e lì. E' poca, inutile cosa però chiedersi se la minaccia di oggi contro Roberto Saviano sia attendibile o quanto attendibile, più attendibile della penultima e quanto di più? O chiedersi se davvero quel Giuseppe Setola lo voglia disintegrare, prima di Natale, con il tritolo lungo l'autostrada Napoli-Roma o se gli assassini si siano già procurati, come dice uno di loro, l'esplosivo e i detonatori. O interrogarsi se la confidenza giunta alle orecchie delle polizie sia certa o soltanto probabile.
E' poca e inutile cosa, dico, perché, se i Casalesi ne avranno la possibilità, uccideranno Roberto Saviano. Dovesse essere l'ultimo sangue che versano. Sono ridotti a mal partito, stressati, accerchiati, incalzati, impoveriti e devono dimostrare l'inesorabilità del loro dominio. Devono poter provare alla comunità criminale e, nei loro territori, ai "sudditi" che nessuno li può sfidare impunemente senza mettere nel conto che alla sfida seguirà la morte, come il giorno segue la notte.

Lo sento addosso come un cattivo odore l'odio che mi circonda. Non è necessario che ascolti le loro intercettazioni e confessioni o legga sulle mura di Casale di Principe: "Saviano è un uomo di merda". Nessuno da quelle parti pensa che io abbia fatto soltanto il mio dovere, quello che pensavo fosse il mio dovere. Non mi riconoscono nemmeno l'onore delle armi che solitamente offrono ai poliziotti che li arrestano o ai giudici che li condannano. E questo mi fa incazzare. Il discredito che mi lanciano contro è di altra natura. Non dicono: "Saviano è un ricchione". No, dicono, si è arricchito. Quell'infame ci ha messo sulla bocca degli italiani, nel fuoco del governo e addirittura dell'esercito, ci ha messo davanti a queste fottute telecamere per soldi. Vuole soltanto diventare ricco: ecco perché quell'infame ha scritto il libro. E quest'argomento mette insieme la parte sana e quella malata di Casale. Mi mette contro anche i miei amici che mi dicono: bella vita la tua, hai fatto i soldi e noi invece tiriamo avanti con cinquecento euro al mese e poi dovremmo difenderti da chi ti odia e ti vuole morto? E perché, diccene la ragione? Prima ero ferito da questa follia, ora non più. Non mi sorprende più nulla. Mi sembra di aver capito che scaricando su di me tutti i veleni distruttivi, l'intera comunità può liberarsi della malattia che l'affligge, può continuare a pensare che quel male non ci sia o sia trascurabile; che tutto sommato sia sopportabile a confronto delle disgrazie provocate dal mio lavoro. Diventare il capro espiatorio dell'inciviltà e dell'impotenza dei Casalesi e di molti italiani del Mezzogiorno mi rende più obiettivo, più lucido da qualche tempo. Sono solo uno scrittore, mi dico, e ho usato soltanto le parole. Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante. Sia benedetto il mercato, se chiede altre parole, altri racconti, altre rappresentazioni dei Casalesi e delle mafie. Ogni nuovo libro che si pubblica e si vende sarà per loro una sconfitta. E' il peso delle parole che ha messo in movimento le coscienze, la pubblica opinione, l'informazione. Negli anni novanta, la strage di immigrati a Pescopagano - ne ammazzarono cinque - finì in un titolo a una colonna nelle cronache nazionali dei giornali. Oggi, la strage dei ghanesi di Castelvolturno ha costretto il governo a un impegno paragonabile soltanto alla risposta a Cosa Nostra dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio. Non pensavo che potessimo giungere a questo. Non pensavo che un libro - soltanto un libro - potesse provocare questo terremoto. Subito dopo però penso che io devo rispettare, come rispetto me stesso, questa magia delle parole. Devo assecondarla, coltivarla, meritarmela questa forza. Perché è la mia vita. Perché credo che, soltanto scrivendo, la mia vita sia degna di essere vissuta. Ho sentito, per molto tempo, come un obbligo morale diventare un simbolo, accettare di essere al proscenio anche al di là della mia voglia. L'ho fatto e non ne sono pentito. Ho rifiutato due anni fa, come pure mi consigliavano, di andarmene a vivere a New York. Avrei potuto scrivere di altro, come ho intenzione di fare. Sono restato, ma per quanto tempo dovrò portare questa croce? Forse se avessi una famiglia, se avessi dei figli - come li hanno i miei "angeli custodi", ognuno di loro non ne ha meno di tre - avrei un altro equilibrio. Avrei un casa dove tornare, un affetto da difendere, una nostalgia. Non è così. Io ho soltanto le parole, oggi, a cui provvedere, di cui occuparmi. E voglio farlo, devo farlo. Come devo - lo so - ricostruire la mia vita lontano dalle ombre. Anche se non ho il coraggio di dirlo, ai carabinieri di Napoli che mi proteggono come un figlio, agli uomini che da anni si occupano della mia sicurezza. Non ho il cuore di dirglielo. Sai, nessuno di loro ha chiesto di andar via dopo quest'ultimo allarme, e questa loro ostinazione mi commuove. Mi hanno solo detto: "Robe', tranquillo, ché non ci faremo fottere da quelli là"".

A chi appartiene la vita di Roberto? Soltanto a lui che può perderla? Il destino di Saviano - quale saranno da oggi i suoi giorni, quale sarà il luogo dove sceglierà, "per il momento", di scrivere per noi le sue parole necessarie - sono sempre di più un affare della democrazia italiana.
La sua vita disarmata - o armata soltanto di parole - è caduta in un'area d'indistinzione dove sembra non esserci alcuna tradizionale differenza tra la guerra e la pace, se la mafia può dichiarare guerra allo Stato e lo Stato per troppo tempo non ha saputo né cancellare quella violenza sugli uomini e le cose né ripristinare diritti essenziali. A cominciare dal più originario dei diritti democratici: il diritto alla parola. Se perde Saviano, perderemo irrimediabilmente tutti.

G.D'avanzo - Repubblica.it - 15/10/08

martedì 14 ottobre 2008

Disco Lies

domenica 12 ottobre 2008

...e se lo dice lei!!!




Tnx Nic,per la segnalazione.

mercoledì 1 ottobre 2008

Marco Travaglio Passaparola - Settembre 2008







Marco Travaglio Passaparola - Luglio 2008







Marco Travaglio Passaparola - Giugno 2008







Marco Travaglio Passaparola - Maggio 2008



Alcune novità.

Nella vita si afferrano occasioni e si lasciano sfuggire,ma la cosa importante è che le occasioni ci siano.

Ho deciso di cambiare il luogo per il blog,sia per le limitazioni che msn space ha, sia perchè è intollerabile avere delle pubblicità non voluto nel proprio blog e soprattutto pubblicità ingannevoli tipo quella di "in campus" che vede uno Sgarbi sorridente (che è ancora più osceno) invitare a lasciare migliaia di euro per comprarsi una laurea.

Quindi come dicevano Cochi & Renato "Da domani,si volta pagina!" e qui c'è il domani,ed è un domani coerente con ieri, e infatti inizio con Marco Travaglio, da quando il sito di Beppe Grillo ha cambiato il funzionamento di Passaparola, non è più possibile vedere i vecchi interventi di Travaglio,allora ho pensato di linkare volta per volta (tempo permettendo) i suoi interventi in modo da renderli immediatamente fruibili.
Buona visione.

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