Ieri
Calogero Mannino - Senatore DC
La sua figura fu associata all'immagine di un "potente" messo alle corde dalla Dda di Palermo. Mannino è stato accusato di essere stato amico dei potenti esattori mafiosi Nino e Ignazio Salvo, referente del clan Grassonelli di Agrigento, legato a esponenti della "stidda", coinvolto nella gestione mafiosa degli appalti. Contro il politico dc erano pesate le dichiarazioni di pentiti, tra i quali Gioacchino Pennino, Gaspare Mutolo, Giovanni Drago, Leonardo Messina, Francesco Di Carlo, Giuseppe Croce Benvenuto, Giovanni Calafato. E anche rapporti degli investigatori e intercettazioni telefoniche e ambientali. In un'ottica aggiornata furono letti episodi antichi e recenti, ricondotti dai magistrati a un complesso sistema di "relazioni pericolose", sul quale Mannino avrebbe costruito le sue fortune elettorali e politiche.
Il processo di primo grado, cominciato il 28 novembre 1995, e' andato avanti per oltre 5 anni e mezzo con 280 udienze. Nel lungo dibattimento sono stati valutati tutti gli elementi dell'accusa incentrata sulla tesi, sviluppata dai pm Teresa Principato (adesso pm alla Direzione nazionale antimafia) e Vittorio Teresi (sostituto procuratore generale), di una "dimestichezza di rapporti" con la mafia. I pm hanno citato contatti con Giuseppe Grassonelli e incontri con i boss Giuseppe Settecasi e Vito Cascio Ferro, scambi con la mafia degli appalti. Mannino ha sempre negato ogni compromesso con Cosa nostra e ha anche ribaltato la ricostruzione di un altro episodio controverso: la partecipazione come testimone alle nozze del figlio del boss Gerlando Caruana di Siculiana. Alle contestazioni dell'accusa l' ex ministro ha replicato, spiegando di essere stato testimone per la sposa, figlia del segretario della sezione dc del paese. E il vicecapo della polizia Antonio Manganelli, testimoniando nel processo, ha detto che allora i Caruana non risultavano mafiosi. Sui Salvo, Mannino ha affermato che ne fu un avversario sin da quando, come assessore regionale alle Finanze, si impegno' per fare ridurre l'aggio concesso alle loro esattorie. L'accusa ha parlato invece di uno scambio di "favori" e di scelte amministrative che, con Mannino assessore, favorirono i Salvo con una "serie di atti illegittimi". Tra accusa e difesa si e' svolto in questi anni un serrato confronto sulla condotta politica e sull'impegno antimafia che l'ex ministro ha rivendicato per se' anche nella Dc siciliana: ha, tra l'altro, sostenuto di avere isolato gia' nel congresso di Agrigento del 1983 il gruppo di Vito Ciancimino. Ma l'accusa ha replicato sostenendo il carattere trasformistico di un' operazione che avrebbe consentito a Mannino di accogliere i cianciminiani e di assicurarsene il sostegno elettorale.
Il processo di primo grado, cominciato il 28 novembre 1995, e' andato avanti per oltre 5 anni e mezzo con 280 udienze. Nel lungo dibattimento sono stati valutati tutti gli elementi dell'accusa incentrata sulla tesi, sviluppata dai pm Teresa Principato (adesso pm alla Direzione nazionale antimafia) e Vittorio Teresi (sostituto procuratore generale), di una "dimestichezza di rapporti" con la mafia. I pm hanno citato contatti con Giuseppe Grassonelli e incontri con i boss Giuseppe Settecasi e Vito Cascio Ferro, scambi con la mafia degli appalti. Mannino ha sempre negato ogni compromesso con Cosa nostra e ha anche ribaltato la ricostruzione di un altro episodio controverso: la partecipazione come testimone alle nozze del figlio del boss Gerlando Caruana di Siculiana. Alle contestazioni dell'accusa l' ex ministro ha replicato, spiegando di essere stato testimone per la sposa, figlia del segretario della sezione dc del paese. E il vicecapo della polizia Antonio Manganelli, testimoniando nel processo, ha detto che allora i Caruana non risultavano mafiosi. Sui Salvo, Mannino ha affermato che ne fu un avversario sin da quando, come assessore regionale alle Finanze, si impegno' per fare ridurre l'aggio concesso alle loro esattorie. L'accusa ha parlato invece di uno scambio di "favori" e di scelte amministrative che, con Mannino assessore, favorirono i Salvo con una "serie di atti illegittimi". Tra accusa e difesa si e' svolto in questi anni un serrato confronto sulla condotta politica e sull'impegno antimafia che l'ex ministro ha rivendicato per se' anche nella Dc siciliana: ha, tra l'altro, sostenuto di avere isolato gia' nel congresso di Agrigento del 1983 il gruppo di Vito Ciancimino. Ma l'accusa ha replicato sostenendo il carattere trasformistico di un' operazione che avrebbe consentito a Mannino di accogliere i cianciminiani e di assicurarsene il sostegno elettorale.
Oggi
Calogero Mannino - Senatore UDC
''Oggi, dopo lunghi anni di sofferenza, per il mio amico Lillo Mannino, per la sua famiglia e per quanti gli sono stati affettosamente vicini e gli hanno voluto bene, si chiude un capitolo amaro. Per me, che non ho mai dubitato della sua onesta, della sua levatura morale e politica e' un giorno di gioia. Mannino oggi vede riaffermata, dopo un lungo calvario, la sua figura di uomo politico, di grande amministratore e di fedele uomo delle istituzioni''.Lo ha dichiarato il senatore e vice segretario dell'Udc, Toto' Cuffaro, commentando la notizia dell'assoluzione del senatore Calogero Mannino.E il senatore Francesco D'Onofrio aggiunge: ''Ero convinto dell'innocenza di Calogero Mannino gia' quando per primo andai a trovarlo a Rebibbia, dopo il suo arresto. Oggi non posso che essere lietissimo per la sua, pur tardiva, assoluzione''.
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